mostra cave

Le cave dimesse sono sempre il risultato di un’intensa attività estrattiva che, dopo avere determinato una profonda alterazione nella fisionomia e nella struttura del territorio, spesso si risolvono in una sottrazione di risorse al paesaggio senza che sia stata attuata una coscienziosa restituzione di beni né in termini economici né culturali.

Le cave abbandonate ricordano quindi sempre più spesso i “cadaveri insepolti” di cui parlava Ernesto Nathan Rogers a proposito di architetture trasfigurate dall’abbandono, dal degrado, dall’incuria o da incoscienti operazioni progettuali. Una volta cessata la produzione, di queste “architetture geologiche” restano gli “scheletri”. Nel migliore dei casi, rari ed eccezionali, si parla di “archeologia industriale” dotata di una propria fascinazione; nelle eventualità peggiori, più diffuse, restano invece solo ”ferite” inferte alla terra.

Nel corso degli ultimi decenni, l’interesse del panorama intellettuale nei confronti del recupero di questi “giganti” abbandonati si è moltiplicato. L’aspirazione ad attuare una chirurgia del paesaggio, estranea a devianti operazioni di cicatrizzazione per “anastilosi” che comunque restituirebbero un paesaggio del tutto alterato rispetto a quello originario, ha così motivato molti pregevoli interventi di riqualificazione delle cave dismesse.
Il libro “Architetture di cava” propone un efficace compendio degli scenari progettuali relativi al tema del recupero delle cave illustrando, attraverso un esaustivo supporto testuale e un efficace apparato iconografico, numerose opere di progettisti e artisti in tutto il mondo. Dagli interventi di land art finalizzati a rifondare nuovi valori semantici in spazi estremi, ai percorsi di ibridazione della ricerca artistica con la progettazione paesaggistica, agli interventi di progettazione architettonica variamente integrati nelle strutture di cava: nella varietà delle condizioni geofisiche, di finalità, di approcci operativi, i diversi interventi mostrano sempre come comune denominatore la volontà di “re-invenzione progettuale” del territorio, sia che si tratti di veicolare in esso nuove valenze di carattere simbolico – figurativo sia che si tratti di concretizzare nuove destinazioni funzionali.

Con una narrazione fluida e gradevole, il testo raccoglie numerose testimonianze progettuali individuate, per chiarezza espositiva, in quattro aree tematiche.
Sono così illustrati interventi di recupero di  zone  degradate ai margini urbani a seguito di dismissione di zone di cava, di  riqualificazione  dell’ archeologia  industriale,            di rifunzionalizzazione come luogo di spettacolo; di valorizzazione come infrastrutture territoriali.

Rassegna Stampa

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