faq ecoreati

Dopo 21 anni di battaglie gli ecoreati sono nel codice penale:
ecogiustizia è fatta!
Dopo più di vent’anni di lunga ed estenuante attesa, nel nostro codice penale compaiono per la prima volta
i delitti ambientali. Da una pagina di storia scritta anche dalla nostra associazione “in nome del popolo
inquinato”, conquistata a forza di provarci in ogni legislatura, mettendoci sempre la faccia e per una volta
felici di poterla raccontare.
È la sera del 19 maggio quando il Senato approva a stragrande maggioranza il Ddl 1345 B, un disegno di
legge trasversale frutto del coordinamento di tre distinte proposte di legge a firma dei deputati Ermete
Realacci (Pd), Salvatore Micillo (M5s) e Serena Pellegrino (Sel), che introduce nel nostro ordinamento 5
delitti ambientali, più una serie di aggravanti e un sistema di estinzione amministrativo delle
contravvenzioni (solo per reati ambientali che non hanno cagionato danno o pericolo concreto di danno).
Una riforma che nasce da una iniziativa del Parlamento, circostanza tutt’altro che usuale, che fa assumere
un significato ancora più speciale a questo passaggio storico a difesa dell’ambiente. Si cambia paradigma
giuridico per la tutela penale degli ecosistemi, almeno per i reati più gravi e impattanti, messi finalmente
all’interno del nostro codice Rocco. Così il legislatore assume il volto severo che meritano reati di tale
natura.
Diventano delitto l’inquinamento e il disastro ambientale, fino a ieri grandi assenti nel diritto penale e nelle
aule giudiziarie. Una novità non da poco. Se fino a ieri i grandi inquinatori erano perseguiti (non tanto
convintamente, visti gli esiti infausti) da magistrati e forze dell’ordine tirando per il collo articoli del codice
penale previsti per punire il crollo di costruzioni (art. 434, il cosiddetto disastro innominato), oppure il getto
pericoloso di cose o l’insudiciamento delle colture o il danneggiamento di beni o altri articolo pensati e
scritti per altro, da oggi, invece, potranno contare su fattispecie specifiche da contestare. All’inquinamento
e disastro ambientale vanno sommati gli altri tre delitti: traffico e abbandono di materiale radioattivo,
l’impedimento del controllo e l’omessa bonifica. I tempi di prescrizione raddoppiano ed è prevista una
lunga serie di aggravanti (tra cui quelle contro l’ecomafia e i pubblici funzionari corrotti), anche
specificatamente posti a tutela della pubblica incolumità.
Un elenco di delitti che peraltro non sostituisce o abroga affatto ciò che c’era prima, continuando a esistere
i soliti reati contravvenzionali. Anzi, proprio a scanso di equivoci, l’articolo 452 – quater, quello che
disciplina il disastro ambientale, fa espressamente salvo il vecchio disastro innominato (art. 434 cp).
Possono così dormire sonni tranquilli anche i più accaniti detrattori e assertori dei meriti di quel delitto (lo
stesso che la Corte di Cassazione ha bocciato recentemente nelle sentenza cosiddetta Eternit e non solo).
Una riforma che è il frutto di un percorso tortuoso, lungo e faticoso, che ha visto Legambiente in prima
linea sin dall’inizio di questa avventura, credendoci anche nei momenti più difficili, dimostrando l’enorme
importanza che la società civile può assumere per imporre l’interesse collettivo al centro dell’azione
politica, al di là dei singoli schieramenti partitici. Senza questo lavoro di sintesi e di tessitura politica e
sociale, probabilmente, oggi racconteremmo l’Italia zoppa di sempre, dell’ingiustizia ambientale e della
sistematica impunità per i “ladri di futuro”.
Senza avere la pretesa di essere la riforma perfetta, insomma, quanto meno costituisce un ottimo punto di
partenza. Nelle prossime settimane vedremo anche i primi frutti (inchieste) di questo nostro lavoro più che
ventennale. Il dado è ormai tratto.
Domande e risposte sugli ecoreati
Vediamo quali sono le principali novità del Codice penale grazie alla nuova legge sugli ecoreati.
Perché è rivoluzionaria la legge sugli ecoreati?
Con questa nuova legge la storia italiana delle vertenze ambientali impunite è finalmente chiusa, e se ne
apre una nuova dove la metafora del furto della mela al supermercato che per la normativa era più grave
dei più gravi reati ambientali – utilizzata migliaia di volte per ricordare il paradosso dell’inesistente tutela
penale dell’ambiente – ormai non vale più. Grazie infatti alla legge sugli ecoreati, obiettivo che Legambiente
persegue dal lontano 1994, nel Codice penale italiano è entrata finalmente la parola ambiente: i principali
reati ambientali, fino a ieri considerati contravvenzionali (e quindi di serie B), d’ora in poi saranno
considerati veri e propri delitti.
Cosa prevede la legge?
Grazie alla nuova legge sugli ecoreati il codice penale prevede cinque nuovi delitti ambientali:
inquinamento, disastro ambientale, traffico di materiale radioattivo, omessa bonifica e impedimento del
controllo. Le pene sono molto importanti: si va dalla reclusione da 2 a 6 anni per il delitto di inquinamento
a quella da 5 a 15 anni per chi commette un disastro ambientale.
Perché è importante l’inserimento degli ecoreati nel Codice penale?
D’ora in poi per contrastare gli ecoreati magistrati e forze dell’ordine possono utilizzare gli strumenti di
indagine più efficaci (arresti in flagranza, intercettazioni telefoniche e ambientali, rogatorie internazionali) e
i tempi di prescrizione si raddoppiano. Sono previste anche aggravanti per lesione, morte ed ecomafia, e si
possono eseguire le confische dei beni (anche per equivalente) in caso di condanna. La legge prevede anche
sconti di pena per chi si adopera a bonificare in tempi certi e questo accelererà inevitabilmente il processo
di risanamento in Italia.
Vengono cancellati reati o abrogate leggi precedenti?
No. La legge sugli ecoreati, come hanno già sottolineato autorevoli magistrati e avvocati esperti di diritto
ambientale in audizioni, incontri, seminari di approfondimento, permetterà di voltare pagina rispetto ai
disastri impuniti consumati fino ad oggi grazie alla possibilità di contestare i cinque nuovi delitti in materia
di ambiente, che si aggiungono e non cancellano norme esistenti. La legge non cancella nessun reato
contravvenzionale precedente e fa salvo quanto previsto dal cosiddetto delitto di “disastro innominato”.
La nuova legge può far saltare i processi in corso (Ilva di Taranto, Enel di Porto Tolle, Tirreno Power di
Vado Ligure, etc)?
No. La legge prevede nella definizione di disastro ambientale le parole «fuori dai casi previsti dall’articolo
434». Viene garantita insomma, come sollecitato da magistrati impegnati in importanti inchieste o processi,
la possibilità di continuare a contestare il cosiddetto “disastro innominato” (articolo 434 del codice penale),
attualmente utilizzato per colpire le più gravi lesioni arrecate all’ambiente, anche se con limitati esiti in
termini di condanne definitive. Il disastro innominato, quindi, non viene cancellato, senza causare alcuna
ripercussione anche sui processi in corso, e parallelamente si introduce il nuovo delitto di disastro
ambientale, che prevede fino a 15 anni di reclusione, al netto delle aggravanti previste dalla legge sugli
ecoreati.
Perché è stata inserita la parola “abusivamente”? È davvero un problema?
La parola “abusivamente”, presente nelle definizioni dei nuovi delitti di inquinamento e di disastro
ambientale, è stata inserita su proposta di autorevoli magistrati e giuristi per superare i problemi emersi
con la prima definizione prevista nel ddl. Con la parola “abusivamente” infatti l’applicazione dei nuovi
delitti evita vuoti di tutela ed è molto più ampia, con maggiori garanzie per l’ambiente e la salute: con
questa formulazione, ad esempio, vengono sanzionate anche l’emissione sul suolo o in atmosfera di
sostanze pericolose regolate dalla normativa sulla sicurezza, come nel caso delle fibre di amianto, ma anche
le cave illegali o i disboscamenti abusivi.
È la prima volta che viene criticata la parola “abusivamente” nella normativa ambientale?
No. La polemica sulla parola “abusivamente” era già stata fatta nel passato, precisamente nel 2001 in
occasione dell’approvazione del delitto di attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti (ex art. 53bis
del decreto Ronchi, oggi art. 260 del Codice ambientale). Questo delitto, il primo della normativa
ambientale italiana, sanziona pesantemente chi «gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti».
Anche allora l’introduzione di questo avverbio venne contestata paventando una paralisi delle indagini e
l’inapplicabilità della norma. La realtà ha dimostrato esattamente il contrario. Grazie infatti a quel delitto
introdotto ormai 14 anni fa sono state concluse fino al maggio 2014 ben 235 indagini che hanno portato
all’emissione di 1.434 ordinanze di custodia cautelare contro i trafficanti di rifiuti, alla denuncia di 4.232
persone e al coinvolgimento di 800 aziende, con numerose sentenze della Cassazione e una ormai
consolidata giurisprudenza.
Cosa pensa Confindustria della nuova legge sugli ecoreati?
Per alcuni commentatori il ddl sugli ecoreati garantirebbe «mano libera all’industria inquinante» e
creerebbe «scappatoie per gli inquinatori». L’accusa è assolutamente infondata. Vale a controprova la
fortissima pressione esercitata da Confindustria per impedire l’approvazione definitiva della legge sugli
ecoreati, arrivando a contestare paradossalmente che una norma di questo genere disincentiverebbe gli
investimenti produttivi nel nostro Paese.
Il presidente Squinzi durante l’assemblea nazionale di Confindustria del 28 maggio 2015 ha detto: “Anche
questo governo ha avuto la manina anti-impresa. Gli ecoreati sono provvedimenti tanto assurdi che fatico a
spiegarli all’estero. Si tratta di una giurisprudenza studiata scientificamente contro l’impresa”. Si tratta di
parole davvero incomprensibili visto il sostegno alla legge da parte di tante aziende oneste che
l’attendevano da anni per combattere la concorrenza sleale.
Cosa cambia per l’Italia con questa nuova legge?
Dopo essere stata per 21 anni la pietra dello scandalo nel contrasto alle gravi illegalità ambientali
consumate sul territorio nazionale, con questa legge l’Italia diventa finalmente un esempio da seguire a
livello internazionale. Ci abbiamo impiegato davvero troppo tempo ma ce l’abbiamo fatta. Ora aspettiamo i
primi esiti giudiziari di questa novità normativa. Chi inquinerà d’ora in poi se la vedrà brutta. Finalmente.

Rassegna Stampa

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