intervento di Bernardino Pasinelli

Proviamo a immaginare la nostra società senza energia, non sarebbe possibile. L’energia si identifica con la nostra economia e con la nostra società.
L’energia “è” la nostra economia, l’energia “è” la nostra società.
L’energia crea e mantiene vivo il nostro organismo sociale.
Senza energia saremmo tutti degli zombie, saremmo tutti come morti.
Infatti la nostra società economica, politica e militare utilizza l’energia per generare ricchezza, in una parola: “trasforma l’energia Umana e Materiale in ricchezza”, in prodotto interno lordo.
L’energia, frutto delle fonti energetiche, è una risorsa insostituibile, nel senso che l’energia è sempre una e una sola, al di là delle diverse fonti materiali che la generano.
Tutte le altre risorse e materie prime sono di fatto sostituibili tra di loro.
L’energia si può usare una sola volta, poi non c’è più, al massimo si può accumulare, come succede con le batterie.
Ecco perché, per questa “strana” proprietà, l’energia non è riutilizzabile né riciclabile.
Data la enorme importanza dell’energia per la nostra società, pensiamo, anzi siamo “certi” che gli studi sulla disponibilità di energia siano numerosi, approfonditi e indipendenti.
Perciò è d’obbligo chiedersi chi raccoglie i dati statistici sulle fonti energetiche.
Ci sono alcune agenzie governative – due americane, una OCSE e una dell’OPEC ossia dei paesi produttori di petrolio, e una soltanto indipendente.
Così veniamo a scoprire un fatto sensazionale: non sappiamo in alcun modo se i dati comunicati e raccolti dalle agenzie energetiche siano “veri e affidabili”.
La prima questione è proprio quella della veridicità e affidabilità dei dati energetici.
E’ assai singolare che qualsiasi fattore socio-economico sia analizzato dettagliatamente, mentre le fonti energetiche, essenziali e così indispensabili per la nostra società, non abbiano che pochi centri di ricerca e di indagine pubblici o pubblicamente noti.
Probabilmente ce ne sono di ignoti, ma questo non lo sappiamo.

– Per il Petrolio e il Gas, ci sono due importanti pubblicazioni: “Oil and gas journal” e “World Oil”, che chiedono i dati ai governi ed i governi gli passano i dati più convenienti per loro.
– Per il Carbone, le fonti sono praticamente le stese di Petrolio e Gas.
– Per l’Uranio, la situazione è ancora più insoddisfacente, poiché le informazioni sull’uranio sono coperte dal segreto militare.

Le Agenzie di ricerca sulle fonti energetiche sono le seguenti:
1- IEA (International Energy Agency) costituita da 26 nazioni del Gruppo OCSE www.worldenergyoutlook.org che ogni anno pubblica un voluminoso rapporto sull’energia, influenzati dalle scelte energetiche e dalle pressioni delle multinazionali dell’energia poiché certi errori scientifici e metodologici non sono giustificabili altrimenti.

2- EIA (Energy Information Agency) agenzia del governo statunitense www.eia.doe.gov che pubblica ogni anno il rapporto internazionale “International Energy Outlook” e uno focalizzato sugli Usa.

3- USGS (United States Geological Survey) www.usgs.gov è un ente governativo statunitense che calcola la quantità di combustibili fossili che ci sono sulla terra.

4- OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries) www.opec.org è l’organizzazione dei paesi produttori ed esportatori di petrolio che produce una valutazione indipendente delle riserve di combustibili fossili, in particolare quelle dei paesi arabi.

5- ASPO (Association for the Study of Peack Oil & Gas) è una associazione formata da scienziati indipendenti, tra cui molti geologi che hanno lavorato per la compagnie petrolifere che raccoglie un centinaio di studiosi di 14 paesi www.peakoil.net

I rapporti di IEA, EIA, USGS sono praticamente gli stessi e insieme ai rapporti dell’OPEC tendono a sopravvalutare le riserve/risorse. Solo le valutazioni di ASPO appaiono più accurate e precise perché questi scienziati non subiscono pressioni esterne o ne subiscono in minima parte.

L’altra domanda è: quale è la disponibilità di risorse energetiche primarie, come idrocarburi, carbone e uranio e quando potrebbero calare, ovvero quale sarà il loro picco?
Innanzitutto occorre precisare il significato di due parole: riserve e risorse.
Le “riserve” sono la quantità di idrocarburi che si potranno estrarre dai giacimenti già scoperti.
Le “risorse” sono la quantità di idrocarburi che si potranno sfruttar in futuro o estrarre dai nuovi giacimenti che si scopriranno.
Il picco del petrolio potrebbe essere tra il 2010 e il 2020, anno calcolato con le previsioni più ottimistiche. Ma qualcuno dice che già dal 2005 è in calo e questo sarebbe la vera causa dell’impennata incredibile dei prezzi petroliferi.
Il picco del gas potrebbe essere tra il 2025 e il 2030.
Il picco del carbone potrebbe essere tra il 2020 e il 2040.
Le valutazioni sull’uranio sono molto difficile perché i dati noti sono del tutto inattendibili.
Il picco dell’uranio potrebbe essere tra il 2015 e il 2035.
Si ipotizza che nel 2020 non ci sarà abbastanza uranio per i reattori esistenti, come sostenuto dalla IEA, perché l’uranio è molto scarso. Perciò c’è chi spera di trovarlo su Marte o su altri pianeti.
Inoltre la costruzione di una centrale è di circa 20 anni.
Gli Stati Uniti da 30 anni non ne costruiscono più, perché il nucleare non è economico ed è troppo pericoloso. Un pala eolica si mette in funzione in una settimana e con una competenza e un costo minimi si può manutenere nel tempo producendo energia, poca ma pur sempre energia!

Senza le risorse idroelettriche e senza le fonti alternative agli idrocarburi, al carbone e all’uranio, il probabile picco globale dell’energia potrebbe essere intorno al 2025, e con esso il probabile fallimento della società globale e globalizzata in cui viviamo, se non saremo in grado di trovare le medicine giuste per guarire da questa malattia, mortale come un cancro che ci sta dilaniando.

Inoltre sono noti i problemi delle materie prime energetiche non riciclabili:
– i paesi produttori sono situati in aree instabili o appositamente destabilizzate dai paesi sfruttatori delle loro risorse. – la loro distribuzione è assai diseguale sulla terra.
– sono assai elevati i costi di produzione, trasporto e distribuzione. Per l’uranio il costo del kilowattora arriva a 3/4 volte quello prodotto per i costi di costruzione, gestione, combustibile, per le misure sanitarie e di sicurezza, il costo dei depositi delle scorie, ecc.

Occorre valutare anche la crescita demografica che richiederà sempre più energia insieme a maggiori consumi. Inoltre non si può tralasciare di considerare i rapporti tra energia e cambiamenti climatici.
Quale soluzione è possibile per un problema tanto grave?
Tralasciamo soluzioni truffa o il miraggio del “carbone pulito”, un po’ come il sogno irrealizzabile “dell’acqua asciutta”.
———————————————————————————
La soluzione del problema è nel fabbisogno decrescente di energia.
———————————————————————————
La ricetta è ridurre, razionalizzare e ottimizzare i consumi energetici e puntare su tutte le energie alternative e rinnovabili, comprese le maree, le biomasse e il letame.
Occorre decentrare la produzione di energia in piccole unità dislocate in ogni comune, come succede nel nuovo modello produttivo e di sviluppo economico dell’era digitale che trova il suo volano, il suo motore nella rete Internet e nella condivisione delle risorse informatiche e produttive attraverso il peer to peer – punto a punto, attraverso una struttura decentrata delle risorse, senza un luogo centrale da cui dipende la nostra vita. I blackout degli scorsi anni ce lo hanno insegnato.
Eppure stiamo faticando a capirlo e il livello politico sta solo procrastinando la soluzione, “confidando” soprattutto sulla tecnologia nucleare, che è una tecnologia soggetta al settore militare, dalle risorse limitate, dai costi enormi e dai problemi di sicurezza e di scorie che non si possono risolvere, ma solo ignorare finché non scoppia l’incidente che non si può nascondere.
In Svezia dal 2005 esiste una commissione che vuole ridurre la dipendenza dal petrolio ed eliminarla, entro il 2020, in tutti i settori, compresi i trasporti e il riscaldamento, in cui hanno rilanciato le caldaie a legna. Ma anche in Puglia si stanno attivando molte iniziative con energie alternative e riciclabili, il sole il vento e l’idrogeno, puntando a produrre mille megawatt con l’eolico, persino nei trasporti con l’idrometano e fondando la prima università al mondo, che si chiama H2U, per lo sfruttamento dell’idrogeno e delle energie alternative. Poi, sponsorizzata da Legambiente, nascerà a Brindisi una megacentrale fotovoltaica che fornirà energia a seimila famiglie con un investimento di 85 milioni di euro. Inoltre l’Europa finanzia, con 49 milioni di euro per il 2008, i progetti sostenibili per l’efficienza energetica in edilizia, attraverso il programma comunitario “Intelligent Energy Europe”. Noi pensiamo che si debba dotare ogni edificio, ogni fabbrica, ogni casa, ogni ufficio, ogni macchina e ogni veicolo di energie alternative che abbassino in modo sostanziale il fabbisogno di energia da materie prime non riciclabili. Occorre scommettere sull’energia fati-da-te, sulla bioedilizia. In uno slogan: togli l’antenna e metti la pala o la padella solare! Come Archimede ci ha insegnato sin dall’antichità in Sicilia. Lui è stato il primo a trasformare il sole in energia. E questo è successo in Sicilia, un primato importante ma troppo dimenticato dagli italiani.
Senza tralasciare impianti più complessi e importanti, come quello proposto da Rubbia con il progetto del solare termodinamico nel deserto del Sahara.
Ma innanzitutto occorre cambiare la nostra testa, il modo di pensare e il nostro stile di vita.

Occorrono leggi edilizie e produttive che “impongano” l’uso di energie alternative e il risparmio energetico in ogni luogo e in ogni processo industriale, ad esempio separando le acque nere di fogna da quelle bianche ed usando l’acqua piovana, altrimenti diventeremo una società senza capo né coda: senza il capo dell’energia e senza la coda dei rifiuti.
Anche per i rifiuti la soluzione del problema sta nella minore produzione di rifiuti, nella loro separazione, produzione e raccolta differenziata, in modo da diminuire drasticamente la porzione di rifiuti non riciclabile.
Occorre pensarci, prima del collasso, prima dell’agonia incombente che già sta portando alla scelta di soluzioni belliche senza ritorno, come la guerra in Irak e in Afganistan o quella annunciata all’Iran, guerre dovute al problema dei problemi, il problema energetico, anche se non è esplicitamente detto.
Perché, se non ce ne siamo accorti, l’apocalisse è già iniziata, come attesta il petrolio che sta raggiungendo la quotazione di 150 dollari il barile e qualche economista ipotizza persino a 200 dollari. Questo è il segno finanziario che il picco del petrolio ha proprio iniziato la china discendente.

In questo contesto gravissimo, il progetto della centrale idroelettrica di Solto sembrerebbe positivo e utile, poiché utilizza una fonte riciclabile in natura, come l’acqua.

Ma il progetto ha bisogno di una stazione di pompaggio puro, che richiede più energia di quella che produce, consumandone oltre il 30 per cento.
Se è così, la centrale idroelettrica di Solto risulterebbe “del tutto inutile” anzi persino dannosa e controproducente, perché invece di contribuire a diminuire i consumi energetici, in realtà li innalza, puntando sui diversi costi dell’energia tra il giorno e la notte.
Se si vuole riutilizzare l’energia in surplus, prodotta di notte dalle centrali a ciclo continuo che non si possono fermare ma solo rallentare – centrali termoelettriche e soprattutto nucleari, basta raccoglierla in grandi accumulatori a sali fusi.

Così questo progetto risulta perciò meramente speculativo, perché si mira al profitto immediato, a scapito dell’ambiente che viene devastato per sempre e con costi di oltre 60 milioni di euro.
Non è un progetto utile alla soluzione del problema perché non realizza un risparmio energetico, non contribuisce al calo di emissioni di CO2 e soprattutto non utilizza fonti davvero alternative.
Inoltre questo impianto, con le sue condutture di circa un chilometro, la centrale di pompaggio e generazione, il lago di Esmate, andrebbe a rovinare in modo irreparabile un ambiente eccezionale come l’Alto Sebino, l’altopiano di Esmate e le fantastiche rocce del lago d’Iseo tra Castro e Riva di Solto. Un ambiente sottoposto a numerosi vincoli, dove vi è il progetto del Parco di interesse sovraccomunale, che speriamo possa diventare presto realtà ed estendersi, come parco regionale, a tutta la sponda occidentale del Sebino Bergamasco.
Qui vi sono le rocce e l’orrido dipinto da Leonardo da Vinci, luoghi “naturalmente” destinati a un turismo consapevole e responsabile, come in molti stanno fattivamente sostenendo e che andrebbe chiamato “riva degli innamorati” o “riviera dei pittori” e “golfo di Leonardo da Vinci” o “golfo della Madonna delle rocce”.

Perciò occorre dire di No – e un No chiaro, senza tentennamenti – al progetto della centrale di pompaggio di Solto tra Grè ed Esmate. Certi titoli suggestivi, come “energia dal lago”, rischiano di essere fumo negli occhi, seminando illusione e confusione e non ci aiutano ad affrontare in modo positivo e risolutivo il problema energetico.

Noi vogliamo uno sviluppo ragionato, a misura di uomo e di ambiente, perché dalla recessione attuale si passi alla riflessione e alle scelte industriali e sociali per una “economia ecologica” o eco-economia.

Per questo chiediamo a tutte le istituzioni del territorio di dire No al progetto di Alpienergie, No al lago di Esmate e No alla centrale di pompaggio di Grè.

Sì, invece, ai progetti di risparmio energetico e di uso delle fonti alternative e riciclabili in natura.

Peccato che questo dibattito non si sia potuto svolgere a Solto, forse perché a Solto non c’è uno spazio adeguato, mancando un salone per manifestazioni pubbliche come questa.
Comunque, confidiamo che le osservazioni motivate ed esposte chiaramente dall’amministrazione comunale di Solto contro il progetto, diventino un No condiviso da tutti gli altri enti istituzionali e soprattutto dalla Regione e da tutta la popolazione.

Perciò chiediamo ad Alpienergie, che ha accettato di confrontarsi e di esporre pubblicamente il progetto, di ripensarci e di ritirarlo, senza attendere l’iter amministrativo, per presentare altri progetti più adeguati e davvero alternativi alle fonti convenzionali e alle vecchie logiche del mercato.

Lega Ambiente Alto Sebino con i suoi amici e sostenitori sta operando per evitare la morte del nostro lago, per difendere, riqualificare e recuperare il nostro ambiente, per diffondere una cultura di rispetto delle persone e della natura. Questa è la civiltà e lo sviluppo che vorremmo costruire.
A loro va il nostro grazie per tutto quanto stanno facendo e per questa serata di discussione e confronto.
Ma le istituzioni sono chiamate a impegnarsi e a fare di più per il risparmio energetico, a non disinteressarsi della questione che ci riguarda proprio tutti e che è una questione strategica per la nostra società.

Con oltre 60 milioni di euro si potrebbe dare energia rinnovabile a 6 mila abitazioni e a circa 20 mila abitanti. Pensiamoci!

E usiamo la fantasia per colorare il nostro lago di nuova vita, per conservarlo e preservarlo dall’inquinamento edilizio e industriale, dell’aria e degli scarichi fognari che, insieme al lago, stanno uccidendo lentamente anche noi, la nostra vita e il nostro futuro.

===================================================================
NO AL LAGO DI ESMATE – NO ALLA CENTRALE ELETTRICA DI GRE’
===================================================================

Rassegna Stampa

Add your Biographical Info and they will appear here.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.