Riflessioni sulla centrale di pompaggio

Riflessioni sulla centrale di pompaggio-Riporto integralmente una lettera ricevuta da un amico di Solto Collina , contenente alcune considerazioni che condividiamo pienamente: NO ALL’ ENERGIA DAL LAGO CHE FUNZIONA COME LA TELA DI PENELOPE riflessioni intorno al progetto della centrale idroelettrica di Solto Collina e del lago artificiale di Esmate Se l’acqua fosse soltanto una fonte di ispirazione, avremmo poeti, pittori ed artisti, invece è soprattutto una risorsa indispensabile alla vita. Per questo diventa fonte di guerre e preda di chi vuole trasformarla in un affare lucroso e vantaggioso e soprattutto privatizzarla, rendendola una merce preziosa, da vendere e quotare come il petrolio. L’acqua è “l’oro blu” dei nostri tempi: quasi 2 miliardi di persone non hanno acqua potabile a sufficienza (almeno 20 litri al giorno); 3,25 miliardi di persone non hanno servizi igienici in casa. Nel mondo, quasi 4.000 persone al giorno muoiono, a causa di queste mancanze. Molti altri sono i problemi connessi all’acqua: il cambiamento del clima, la desertificazione, l’erosione delle coste, l’innalzamento del livello dei mari, l’aumento degli eventi meteorologici estremi, circa il 20% delle specie viventi rischia di scomparire a causa dell’inquinamento del prezioso liquido. Infatti, l’acqua è essenziale per la vita e l’alimentazione dell’uomo, ma anche per la terra, gli animali, gli alberi, i fiori e la vegetazione. L’acqua è fondamentale per mitigare il clima e produrre il ciclo delle stagioni e delle piogge. E’ una delle quattro energie fisiche del pianeta, codificata nel linguaggio della scienza antica sin da Aristotele e nei quattro elementi dei segni zodiacali: Acqua, Aria, Fuoco, Terra. Persino il corpo umano è fatto di acqua per il 70% circa. Sin dai primordi della storia, l’acqua ha sancito la fondazione e la crescita dei villaggi. Usata dall’uomo attraverso la navigazione dei fiumi e dei mari, ha contribuito allo spostamento dei popoli, divenendo una fonte necessaria al pianeta e all’uomo per vivere e migliorare la qualità della vita, poiché, grazie all’ingegno umano, è stata trasformata in un potente fattore di sviluppo. Fondamentali sono stati i mulini ad acqua per lavorare i cereali, per tagliare il legno nelle segherie, per la lavorazione del ferro, come quelli di Bienno. Ossia l’acqua come energia meccanica. Basta andare a visitare il bellissimo maglio idraulico di Castro, a Poltragno, per la lavorazione del ferro, attivato con la forza dell’acqua e la ruota del mulino, oppure i magnifici mulini della valle di Cerete per la produzione delle granaglie e delle farine del “muliner”. Ogni nostro paese ha avuto per secoli dei mulini ad acqua per l’attività delle segherie, della lavorazione del ferro e dei cereali, sempre ben tenuti, di cui il lavoro del mugnaio è stato, a lungo, uno dei più importanti per le nostre comunità. Negli ultimi due secoli, grazie all’ingegneria idraulica si è sviluppata una grande industria idroelettrica per sfruttare l’acqua che abbondava sulle nostre montagne e nelle Alpi, per generare energia elettrica attraverso la caduta forzata dell’acqua e la costruzione di grandi dighe. Purtroppo ci sono stati dei prezzi dolorosi pagati a questa industria. Il disastro del Gleno e quello del Vajont sono stati una tragica testimonianza sull’altare del progresso. Tuttavia l’energia idroelettrica resta una fonte energetica importante su cui si può fare affidamento. Da alcuni anni, soprattutto grazie al protocollo di Kyoto, si sta riprendendo una politica energetica che punta proprio sulla rinascita delle centrali idroelettriche, favorite dalle necessità energetiche, dai prezzi del petrolio sempre in crescita e dalla privatizzazione del mercato dell’energia. In Lombardia sono quasi un centinaio i progetti di nuove centrali idroelettriche. Fra questi vi è anche il progetto della centrale idroelettrica di Solto Collina in località Grè e del bacino lacustre di Esmate, un progetto che utilizza l’acqua del lago d’Iseo per produrre energia elettrica. Si tratta di un progetto piuttosto singolare, perché ricorda molto da vicino la tela di Penelope: di notte consuma più energia di quella che riesce a produrre di giorno! Infatti, consuma più del 30 per cento dell’energia che produce. Soprattutto utilizza un invaso del tutto artificiale, posto in una dolina sull’altopiano di Cerete, nella zona di Esmate, frazione di Solto Collina, poco a nord est della chiesetta di San Defendente. In questo progetto, l’ingegneria industriale si unisce all’ingegno speculativo di chi vuole “fare tanti soldi” senza alcuna considerazione dell’ambiente e in barba a qualunque calcolo matematico, lucrando sulla diversità dei prezzi dell’energia. Questo sta succedendo a Solto Collina e sull’alto lago d’Iseo, dove una piccola società di Clusone, Alpienergie srl, ha proposto un investimento da 62 milioni di euro – sì, proprio 62 milioni di euro, per impiantare, sulle rive del lago d’Iseo, una centrale idroelettrica che di notte pompa l’acqua del lago per 14 ore nella zona di Esmate, dove alimenterà un grande lago artificiale, profondo quasi 20 metri, che si estenderà dalla chiesetta di S. Rocco sino al ristorante-pizzeria La Baita. Poi, di giorno, il lago si svuoterà in 10 ore, scaricando l’acqua alla centrale di Grè, dove delle grandi turbine potranno generare energia nuova energia elettrica. Si tratta di un movimento continuo, che deve funzionare tutto l’anno, con gravissimi problemi all’ecosistema e all’ambiente naturale. Questo costoso giochetto, una specie di bluff, permesso dai differenti costi energetici tra la notte e il giorno, farà guadagnare oltre 5 milioni di euro all’anno. L’impianto avrà un costo di manutenzione di oltre 1 milione e 700 mila euro l’anno, secondo i calcoli previsionali del progetto. E’ certamente vero che la nostra, sempre più sviluppata, società dei consumi, ha bisogno di energia, un bisogno estremo, tanto che per il suo controllo si fanno guerre terribili in tutto il mondo, come quella in Iraq e tanti altri conflitti. Noi dipendiamo da poche fonti energetiche (petrolio e metano) e soprattutto dipendiamo troppo dall’estero. Compriamo fuori dai nostri confini oltre l’80% delle risorse energetiche che consumiamo. Perciò, a fronte della fame di energia e della crisi dei combustibili fossili, si sta riproponendo l’energia nucleare come soluzione “definitiva” del problema. All’energia atomica l’Italia ha rinunciato sin dal 3 marzo 1964, quando una strana operazione giudiziaria portò in galera Felice Ippolito, il capo del Comitato nazionale per l’energia nucleare (Cnen). Questa strada può essere percorsa, sviluppando la ricerca verso il nucleare di IV generazione, poiché questa tecnologia potrebbe risolvere il problema delle scorie, dato che non ne produce, ma bisognerà sempre valutare i gravi rischi per la salute umana e ambientale che questa pericolosa energia può provocare, oltre ai suoi elevatissimi costi. Servirebbe una volontà nuova, e la lucidità di cambiare mentalità in fatto di energia, prima che l’anomalia energetica italiana sia un ostacolo insuperabile allo sviluppo del paese, sapendo, però, verso che tipo di sviluppo vogliamo andare. Perciò l’acqua potrebbe essere una vera alternativa, perché si tratta di un’energia rinnovabile. Ma produrre energia, consumandone più di quella che si produce, senza disporre di un invaso naturale, ci sembra un errore e una vera e propria speculazione, soprattutto ci sembra troppo alto il prezzo che si dovrà pagare in termini di investimenti e di contaminazione di un ambiente protetto per la sua unicità e delicatezza geomorfologica. Il lago d’Iseo sta già pagando un enorme prezzo allo sviluppo industriale e edilizio, in particolare con il mostro del lago, ossia il forno inceneritore del cementificio di Tavernola, e degli altri cementifici sulla riva bresciana, uno dei più grandi d’Europa, proprio là dove vi è una grave incidenza di tumori, una percentuale tra le più alte della bergamasca, con gli impianti industriali e gli scarichi sul lago, la minaccia, sventata nel 2002, di ben due centrali a turbogas, i numerosi insediamenti urbani, oltre ai noti problemi del depuratore, del grave inquinamento delle acque del lago e dei pericoli per l’inquinamento delle falde acquifere. Perché nessuno pensa ad un progetto di energia alternativa per le abitazioni del lago d’Iseo e della collina di Solto, almeno quelle nuove? Si potrebbe cominciare con l’uso obbligatorio di fonti rinnovabili, la divisione delle acque bianche e nere, il recupero delle acque piovane, il risparmio energetico. Con oltre 60 milioni di euro, che è l’enorme costo del progetto del lago di Esmate – e con la detrazione fiscale, si potrebbe dare un’energia, davvero rinnovabile, a 6 mila abitazioni e a circa 20 mila abitanti. Occorre mettere in campo una nuova capacità progettuale, in sintonia e sinergia tra i centri di progettazione, come i poli tecnologici di Dalmine, di Brescia e di Como, e gli enti pubblici del territorio, per ricorrere alle energie rinnovabili: geotermico, idrico, eolico e solare nelle sue diverse opzioni, e i biocombustibili che diventano assai competitivi con il petrolio a 100 dollari il barile. Ovvero usare come fonte energetica olio o alcol prodotto mediante la messa a coltura di alcune piante, come in Brasile la canna da zucchero, ma anche il mais e le fibre di cellulosa. Potrebbe diventare competitivo anche il biodisel: prodotto da soia, da colza e dalla degassificazione delle biomasse. La collina di Solto vuole svilupparsi seguendo la sua naturale vocazione al turismo e alla qualità della vita, come da tempo le amministrazioni comunali stanno perseguendo e incentivando. Non abbiamo bisogno di un impianto così invasivo che trasformerà una delle zone più belle del lago d’Iseo in una zona pericolosa e militarizzata, che porterà a recintare il bacino lacustre, le condutture per oltre un chilometro e gli impianti industriali della centrale idroelettrica di Grè. Non dimentichiamo i problemi e la delicatezza del nostro eco-sistema. Solo pochi anni fa, il 13-11-2002, il lago d’Iseo è stato l’epicentro di un terremoto del sesto grado della scala Mercalli, facendo chiudere ben 30 scuole nella bergamasca, causando gravi danni alle scuole di Sovere, tanto che la zona del lago d’Iseo è stata classificata nella terza categoria sismica, per cui tutte le costruzioni devono rispettare dei rigidi parametri antisismici. Altri terremoti si sono verificati il 6 maggio 1951, il 24 novembre 1961, il 9 febbraio 1979 con intensità del settimo grado della scala Mercalli e, qualche mese, dopo del quarto grado della scala Mercalli, quindi il 31 ottobre 1995, con epicentro nel basso Sebino. La storia ci ricorda anche un tremendo terremoto nel medioevo, il 3 gennaio 1117, tanto forte da falcidiare la metà della popolazione bergamasca. Un’opera come quella del bacino lacustre di Esmate andrebbe valutata anche per l’impatto ambientale sulla viabilità, poiché il vicolo di Esmate non consentirebbe il transito pesante che sarebbe deleterio per l’intera zona. C’è già il traffico pesante della cementifera, un pericolo sulle strade e le curve strette tra Riva di Solto ed Endine Gaiano. Soprattutto il rischio idrogeologico è il problema centrale per la zona costiera di Grè. La zona di Grè è minacciata dalla continua caduta dei massi, trasformando in un vero calvario l’avventura di chi deve percorrere quella strada che, nonostante gli enormi sforzi, le spese e i lavori per la messa in sicurezza delle rocce, resta una strada pericolosa e spesso chiusa al transito. Sulla riva lacuale vi è un importante progetto di passeggiata ciclo-pedonale che dovrebbe valorizzare uno dei luoghi più belli del Sebino, ma osiamo dire del mondo, in uno scenario che ricorda i quadri di Leonardo da Vinci, soprattutto quello della Madonna delle Rocce, con i suoi abissi e angoli rocciosi, che andrebbe ribattezzato “golfo di Leonardo”, “golfo dei pittori” o “degli innamorati”. Troppo spesso la strada lacuale è chiusa per la caduta di sassi e di frane, restando inaccessibile per mesi e mesi e rappresentando un pericoloso incubo per chi si trova a transitare e un problema per le attività turistiche e industriali del zona. Questo problema interessa una parte notevole del territorio italiano di cui oltre il 7% della superficie complessiva è a rischio di dissesto idrogeologico. L’abusivismo e, più in generale, l’attacco al territorio sono fenomeni che, sia pure in maniera differenziata, investono tutta l’Italia, dalle Alpi a Lampedusa. E perché a tutt’oggi il sistema più usato per gestire il pericolo che discende da questi due fatti è quello di rimuoverlo. Sono i numeri, d’altra parte, che parlano. Negli ultimi 80 anni il territorio italiano ha subito 5.400 alluvioni e 11.000 frane. Eventi di dissesto idrogeologico che solo negli ultimi 20 anni hanno coinvolto 70.000 persone e prodotto danni superiori a 15 miliardi negli ultimi 20 anni (fonte ufficiale: Apat, agenzia per la protezione dell’ambiente e del territorio, del 2006). Sono avvenute 1.003 alluvioni, negli anni compresi tra il 1991 e il 2001, con una media annua di 91. In pratica, un’alluvione ogni 4 giorni. Ecco perché non possiamo permetterci altri errori specie nella zona di Esmate e di Grè, che risulta un territorio molto particolare dal punto di vista geologico. Basti pensare alle vicine valli del Freddo e del Borlezza e alle recenti scoperte speleologiche di Fonteno, con l’esplorazione di un reticolo di grotte estese oltre i 10 km, segno che la zona è particolarmente investita da fenomeni di diffuso carsismo. Del resto tutta l’area della zona costiera del lago d’Iseo è sottoposta a un rigoroso vincolo paesaggistico di cui in troppi si sono dimenticati l’esistenza, secondo il Decreto Ministeriale del 15 novembre 1956 (Gazzetta Ufficiale 13 dicembre 1956, n, 313) che recita così: “Il Ministro per la Pubblica Istruzione riconosciuto che la zona predetta ha notevole interesse pubblico perché, oltre a formare, per gli oliveti lungo la costa, le zone collinose, i caratteristici gruppi di vecchie case e le pareti rocciose, un quadro naturale di valore estetico e tradizionale, offre punti di vista accessibili al pubblico dai quali si può godere la vista del lago, dei monti fronteggianti formanti la costa bresciana, delle interessanti isolette di San Paolo e Loreto ed il profilo montuoso di Montisola; decreta che la zona sita nel territorio dei Comuni di Sarnico, Predore, Tavernola Bergamasca, Parzanica, Riva di Solto, Solto Collina, Castro e Lovere, per un tratto compreso tra il bordo del lago ed una linea che corre a 150 (centocinquanta) metri a monte della strada provinciale, ha notevole interesse pubblico ai sensi della legge 29 giugno 1939 n. 1497ed é quindi sottoposta a tutte le disposizioni contenute nella legge stessa. La zona tra la riva del lago d’Iseo a partire dal Bogn di Zorzino alla forra del Tinazzo, sino alla Valle Cavallina, è protetta anche da un vecchio decreto prefettizio del 13 marzo 1964 n. 7005 per difendere l’ambiente naturale e tutelare la flora alpina, con la totale proibizione alla raccolta dei fiori per uso personale. Perciò occorre che gli enti locali, il Comune di Solto Collina e i Comuni limitrofi, la Provincia di Bergamo e la Regione Lombardia si facciano carico delle preoccupazioni della popolazione e soprattutto della delicatezza dell’eco-sistema e dell’ambiente della zona di Solto Collina, impedendo un progetto troppo costoso e pericoloso per l’ambiente e la salute del Sebino, un progetto che, come la tela di Penelope, consuma più energia di quella che produce

Rassegna Stampa

Add your Biographical Info and they will appear here.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.