\\ Home Page : Storico : Discorsi 'speciali ' sulle politiche ambientali (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Amministratore (del 24/05/2012 @ 21:25:09, in Discorsi 'speciali ' sulle politiche ambientali, linkato 847 volte)
Per tutte le info vedi allegato
 
Di Amministratore (del 30/08/2009 @ 17:18:00, in Discorsi 'speciali ' sulle politiche ambientali, linkato 1151 volte)
Cari soci e amici di Legambiente Alto Sebino, pubblichiamo on line il bellissimo lavoro del nostro socio Stefano Zucchetti "il lago nel cuore - intervista ai pescatori dell' Alto Sebino".

Per l' opera completa vedi allegato
 
Di Amministratore (del 27/06/2009 @ 10:01:37, in Discorsi 'speciali ' sulle politiche ambientali, linkato 954 volte)
Domenica 28 giugno, Camminata al lago Spigorel in Val Sedornia. Partenza dagli Spiazzi di Boario e da Tezzi Alti di Gandellino alle ore 8.30.

Per maggiori info vedi allegato
 
Di Amministratore (del 19/05/2009 @ 19:30:15, in Discorsi 'speciali ' sulle politiche ambientali, linkato 998 volte)
Il 30 marzo con la conferenza stampa sulla discarica di Pizzo,avevamo espresso la volontà del nostro Circolo di monitorare l’iter della Conferenza dei Servizi consapevoli che, senza una sollecitazione forte come quella di una conferenza stampa, il rischio di un nuovo arenarsi della procedura poteva essere molto alto.

Il passo successivo e’ stato quello di chiedere di partecipare al tavolo tecnico della Conferenza,diritto che ci è stato accordato dalla Regione Lombardia. E finalmente, dopo un primo rinvio, la riunione si e’ finalmente tenuta lo scorso venerdì 8 presso la sala comunale di Costa Volpino.
Per noi è stato un momento molto importante: infatti abbiamo sentito confermarsi “dal vivo” tutte le nostre idee sulla discarica e le motivazioni che ci avevano indotto alla denuncia della conferenza stampa.
Infatti la Regione Lombardia ha da subito sottolineato l’obbligatorietà della messa in sicurezza a carico della proprietà dando alla stessa un ultimatum per accettare questo dovere-onere.
Di più: è stato contestata l’inadempienza alle prescrizioni precedenti, quelle del dicembre 2008 e il pericolo continuativo per la salute costituito dalle cessioni continuative dei vari metalli alle matrici ambientali. E’stato per altro palese, nelle motivazioni addotte dalla proprietà circa i ritardi contestati, la non–volontà ad eseguire i lavori di caratterizzazione richiesti fino a che alla stessa proprietà non verrà dato una via libera alla totale fruizione dell’area a scopo produttivi!!
Gli Enti e l’amministrazione comunale di Costa Volpino sembrano questa volta decisi a salvaguardare i diritti dei cittadini e dell’ambiente impegnandosi in quello che a nostro parere è un braccio di ferro.
A questo punto speriamo che la fermezza espressa dalle istituzioni al tavolo tecnico si traduca, qualora la proprietà continui a tergiversare, in un atto giuridico, come previsto dal D. Legs .152/ 2006 o in azioni ancora più forti e previste dal legislatore, in cui Legambiente potrà costituirsi parte lesa.

Siamo aiutati e assistiti in questo confronto difficile dall’esperienza del dottor Enrico Bai, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia, cui va il nostro grazie più grande ,per la disponibilità umana e la speranza che ci infonde nel vivere e affrontare questa battaglia,cosi importante per il nostro lago e per il nostro Circolo!
Vi terremo informati su tutti i prossimi sviluppi...sperando che ve ne siano di positivi!!!

Bianca Lanfranchi
 
Di Amministratore (del 21/12/2008 @ 08:28:15, in Discorsi 'speciali ' sulle politiche ambientali, linkato 1524 volte)
Art. 1. La Natura, o Pachamama, dove la vita si riproduce ed esiste, ha il diritto di esistere, persistere, mantenere e rigenerare i propri cicli vitali, la propria struttura, le proprie funzioni ed i propri processi in seno all’evoluzione. Ogni persona, popolo, comunità o nazione, avrà la facoltà di chiedere il riconoscimento dei diritti della natura davanti agli organismi pubblici. L’applicazione e l’interpretazione di questi diritti seguirà i principi relativi sanciti dalla Costituzione.

Art. 2. La Natura gode del diritto di ripristino integrale. Questo ripristino integrale é indipendente dagli obblighi sulle persone fisiche e giuridiche o dello Stato per indennizzare il popolo o le collettività che dipendono dai sistemi naturali. Nei casi di impatto ambientale grave o irreversibile, lo Stato attuerà i meccanismi più efficienti per il ripristino, inclusi quelli provocati dallo sfruttamento delle risorse naturali non rinnovabili, e adotterà le misure adeguate per eliminare o mitigare le conseguenze ambientali dannose.

Art. 3. Lo Stato motiverà le persone fisiche e giuridiche al pari delle collettività per proteggere la natura; promuoverà il rispetto nei confronti degli elementi che formano un ecosistema.

Art. 4. Lo Stato attuerà ogni misura cautelativa e restrittiva in tutte le attività che possono condurre all’estinzione delle specie, la distruzione degli ecosistemi o l’alterazione permanente dei cicli naturali. É proibita l’introduzione di organismi e materiale organico e inorganico che può alterare in maniera definitiva il patrimonio genetico nazionale.

Art. 5. Le persone, il popolo, le comunità e le nazioni avranno il diritto di trarre benefici dall’ambiente e di creare benessere naturale che condurrà a uno stato di benessere.
 
Di Amministratore (del 21/12/2008 @ 08:16:10, in Discorsi 'speciali ' sulle politiche ambientali, linkato 950 volte)
Ieri sera era buio e volevo andare in Baitella, a piedi. Non che sia una gran distanza, parliamo di un chilometro netto.
Esco di casa, salgo dritto verso gli abeti e i larici del Monte Falecchio per una strada che quando ero bambino era una conca erbosa; giro a sinistra e infilo una sterrata miracolosamente sopravvissuta ai rapaci edilizi, pur assediata da duecento nuovi loculi per turisti residenti pochi giorni all'anno, in un martoriato paese di meno di settecento abitanti...
Per il racconto completo vedi allegato
Tratto da Pollicino - gnus n. 164 - Reggio Emilia - Settembre 2008
 
Una brezza fresca e continua ci ha sospinto a ovest per 19 giorni di cammino sul litorale ligure. Ci siamo inoltrati nel paesaggio esercitando l’unica attività possibile per stabilire con il paesaggio stesso un rapporto di nuda relazione.
Abbiamo riempito le nostre giornate di passi, di sguardi attenti, di incontri. Siamo stati dei “conquistatori dell’inutile” a tempo pieno.
L’inutile è diventato per noi ogni giorno più utile, perché gli sguardi sui paesaggi hanno nutrito la nostra vita e la nostra anima.
Abbiamo cercato insistentemente l’anima del paesaggio. Ci siamo chiesti se c’è ancora un rapporto di conoscenza e d’amore fra le persone e i luoghi che abitano.
A vedere com’è ridotta buona parte del fronte mare della Liguria, sembrerebbe proprio che un rapporto millenario si sia spezzato; che i residenti - sono loro che ci interessano più che i turisti - non abbiano più nel paesaggio un prolungamento della loro casa ma tanti non-luoghi, spazi anonimi, senz’anima.
Quale futuro se il paesaggio non è più riconoscibile, se il passato è stato annientato dal cemento, dai progetti di waterfront, dalla realizzazione di nuovi porticcioli turistici, dalla progressiva sottrazione degli spazi pubblici con il prevalente intento di far soldi?
Siamo partiti da Carrara consapevoli che giorno dopo giorno non avremmo contributo all’innalzamento del pil, ma di certo avremmo fatto salire la qualità della nostra vita e della vita di tutti quelli che hanno raccolto il nostro invito a unirsi.
Abbiamo dato 56 appuntamenti in altrettante stazioni ferroviarie fra Carrara e Ventimiglia, e abbiamo accolto decine di persone disposte a condividere con noi la spietata durezza di un paesaggio che il più delle volte è stato sottratto alla natura e all’uomo per essere consegnato nelle mani e nelle banche degli speculatori.
Svenduto, regalato, fatto a pezzi, il litorale della Liguria non è più dei liguri. Gli amministratori solo eccezionalmente lo amministrano per il bene comune, il più delle volte sono solo strumenti funzionali agli interessi di individui e società che sono tanto più potenti quanto più sono poveri e privi di fantasia e di lungimiranza.
Un’eccezione? Ci può essere bello nel nuovo? Sì, ci può e ci dovrebbe sempre essere. L’uso ciclopedonale della ex linea ferroviaria arretrata nel ponente ligure ci è parso un esempio che va in questa direzione.
Poche decine di chilometri già ne fanno la pista per il turismo lento più lunga del Mediterraneo. E questo ci fa capire che i nostri mali sono comuni a quelli degli altri paesi del ricco occidente.
Il nostro viaggio genera un progetto ancora più grande: un Sentiero Mare da un capo all’altro della Liguria, da Bocca di Magra ai Balzi Rossi di Ventimiglia.
Un sentiero di oltre 400 chilometri che, se e quando arriverà, darà una nuova immagine turistica a questa regione e costituirà un forte richiamo per attraversare la Liguria a 3 chilometri l’ora dall’autunno all’inverno, alla primavera. Un progetto che non toglie niente al turismo della tintarella e che aggiunge semmai la Liguria autentica, fatta di valli strette, di silenzio, di faticosa agricoltura, di borghi dalle case rosse e di antiche vie romane.
Camminando abbiamo rafforzato la convinzione che conoscenza significa appartenenza, e appartenenza vuol dire opposizione ai progetti insensati.
Abbiamo eletto Vado Ligure a luogo esemplare, perché racchiude i problemi più drammatici e l’opposizione che più ci piace.
Una centrale a carbone fra le case che uccide e un incombente e drammatico progetto di piattaforma per container grande come 36 campi di calcio di serie A, che toglierebbe ai vadesi quel po’ di mare che a loro resta e a cui sembra non abbiano più diritto.
Nonostante una consultazione popolare abbia bocciato il folle progetto della piattaforma Maersk, pare che l’ennesimo dramma si consumerà.
I vadesi però ci sono ancora e ci hanno mostrato la loro appartenenza e la loro determinazione e al contempo la gioia e l’energia positiva per una protesta che andrà avanti.
Si può combattere col sorriso sulle labbra e forse si ottengono i risultati migliori.
Abbiamo vissuto in strada, attraversando palmo a palmo lo spazio unico e fragile dove due mondi s’incontrano. La terra e il mare. Una terra che non è più terra naturale ma la somma di oltre mezzo secolo di lavori in corso e perciò di un continuo e progressivo processo di artificializzazione. Lasciando il mare e salendo le crose fra le terrazze a vite e ulivo, sfiorando muri a secco e incontrando anziani contadini con la zappa in mano, abbiamo ritrovato la Liguria, quella ripida della prima collina.
Quel paesaggio che ha generato il carattere dei liguri, chiuso, diffidente, ostile, scontroso. Abbiamo visto dall’alto i colori del mare, quelli che Claude Monet scopriva dalla collina di Bordighera.
Quelli che, quando sono autentici, hanno il turchese e il fondo scuro della Posidonia. A questa pianta endemica del Mediterraneo, che esercita un’azione di protezione della linea di costa dall’erosione, problema drammatico del litorale ligure, dedichiamo il nostro cammino.
La Posidonia è un bioindicatore della qualità delle acque marine costiere. C’e’ ancora, la natura resiste, continua a nutrirci e a sostenerci.
Nonostante tutto.
Riccardo Carnovalini
 
Di Amministratore (del 18/07/2008 @ 11:14:29, in Discorsi 'speciali ' sulle politiche ambientali, linkato 1077 volte)
Sapete dove buttare l'olio della padella dopo una frittura fatta in casa?
Sebbene non si facciano molte fritture, quando le facciamo, buttiamo l'olio usato nel lavandino della cucina o in qualche scarico, vero?
Questo è uno dei maggiori errori che possiamo commettere.
Perchè lo facciamo?
Semplicemente perchè non c'è nessuno che ci spieghi come farlo in forma adeguata
Il meglio che possiamo fare è aspettare che si raffreddi e collocare l'olio usato in bottiglie di plastica, o barattoli di vetro, chiuderli e metterli nella spazzatura.
Se poi siete così volenterosi da conferirlo ad un centro pubblico di riciclaggio, sarà ancora meglio, diventerà biodisel o combustibile.
Se tu scegli di seguire queste semplici regole, l'ambiente ti sarà riconoscente!
 
Di Amministratore (del 18/06/2008 @ 00:05:56, in Discorsi 'speciali ' sulle politiche ambientali, linkato 1248 volte)
Sempre più diffusi i distributori per comprare caffè, pasta, latte e detersivi alla spina

Roma, 16 giugno – Basta carrelli pieni di bottiglie, scatole, pacchetti e sacchetti, si torna ai prodotti sfusi.
Acquistare "alla spina" permetterà agli italiani di risparmiare e garantirà un maggiore rispetto dell'ambiente. Meglio se ci si presenta ai distributori o ai punti vendita muniti di contenitori biodegradabili, ma, in ogni caso, la drastica riduzione di cartoni, scatole e scatolette sarà positiva per le tasche e per l'ambiente.
La rivoluzione della spesa alla spina è partita dal Piemonte: la Regione ha promosso nel 2006 un progetto di vendita di detersivi sfusi. Il Lazio ha seguito l'esempio e, a poco a poco, questa pratica virtuosa si è diffusa in tutto il Centro-Nord e in parte anche al Sud.
Nei giorni scorsi, in provincia di Latina e di Roma sono stati installati quattro nuovi punti di distribuzione, che vanno a sommarsi ai quattro già attivi, presenti da due mesi.
I detersivi (lavapiatti, ammorbidente, bucato e lana) possono essere acquistati con il metodo del fai da te: si prende un contenitore (ne esistono da uno, due e tre litri) che ha già incollata l'etichetta del prodotto che si vuole comprare, lo si posizione sotto la macchina erogatrice, si preme il pulsante e poi si chiude la confezione con l'apposito tappo.
La volta dopo basterà tornare con il flacone vuoto e riempirlo. E su ogni distributore è installato un calcolatore del risparmio ambientale.
Negli Ecopoint Crai, 14 in italia, 100 entro la fine dell'anno, si possono acquistare sfusi, direttamente da pratici dispenser, anche pasta, riso, cereali, legumi, frutta secca, caffè, spezie, caramelle.
Basta tirare una leva e riempire, con la quantità desiderata, sacchetti biodegradabili distribuiti dall'erogatore, che possono essere riutilizzati o buttati ma senza impatto ambientale.
I dispenser si stanno diffondendo rapidamente e presto saranno introdotti anche nella grande e media distribuzione pugliese, ipermercati e supermercati. Nel corso di una riunione tecnica della presidenza della Regione Puglia con Confcommerco, Unimpresa, Consulta consumatori, Legacoop, Istituto pugliese consumo, Federdistribuzione, Lega Consumatori, Federcommercio, Camera di Commercio e Anci-Upi , si è deciso infatti di sviluppare un programma comune per impostare una campagna di distribuzione dei prodotti per ridurre gli imballaggi, proprio come avviene in Piemonte.
La rivoluzione della spesa, infine, ha coinvolto anche il latte: in Italia ci sono 642 distributori automatici di latte crudo non pastorizzato dislocati in 63 province, all'esterno delle aziende agricole o davanti a supermercati, scuole e bar.
Si porta la propria bottiglia di vetro e la si riempie: il costo è di 1 euro al litro.
Il latte crudo dura due giorni, 4-5 giorni se bollito. Se ne può acquistare anche meno di un litro, a seconda delle monete infilate nel distributore (50 centesimi per mezzo litro, 20 centesimi per 20 cc e così via).
 
Di Amministratore (del 13/06/2008 @ 12:37:39, in Discorsi 'speciali ' sulle politiche ambientali, linkato 1191 volte)
Obiettivo del progetto italiano KiteGen è produrre quanto un generatore atomico Con 200 aquiloni su un anello ruotante si avrebbe una potenza di mille megawatt
Una centrale elettrica ad aquiloni l'ultima sfida all'energia nucleare Il sistema funziona a un'altezza di 800-1000 metri dal suolo

CHIERI (Torino) - Se avete mai usato un aquilone, avete sentito quanto il vento tira sulle mani. Più è grande, più tira.
Come vi spiegherà qualsiasi amante di kite surfing, possono far volare anche gli uomini. "Anzi - dice Massimo Ippolito, kite surfer per hobby - li costruiscono inefficienti apposta, altrimenti ti porterebbero via". Più in alto arrivano, più forte tirano.

A questo punto non è più un gioco per bambini e neanche uno sport. E' un'occasione: le forze, in natura, non si sprecano. Soprattutto, se si possono usare per generare elettricità. Forse ci voleva l'incontro fra un kite surfer come Ippolito e un appassionato di vela, come Mario Milanese, docente al Politecnico di Torino, perché scattasse l'idea di rivoluzionare dalle fondamenta il modo di produrre energia eolica.

Il fatto che il primo abbia un'azienda di sistemi automatizzati e il secondo insegni Controlli automatici all'università ha solo fornito gli strumenti per dare la scalata ad un obiettivo, a prima vista, impossibile:
produrre tanta energia elettrica quanto una centrale nucleare, solo grazie al vento. Partendo non dalle gigantesche eliche delle turbine che ormai si costruiscono un po' dappertutto, ma dagli aquiloni dei bambini.

KiteGen, come si chiama il progetto a cui lavorano Milanese ed Ippolito, non è l'unico nel mondo a puntare in questa direzione, ma è anche uno dei rarissimi casi in cui l'Italia, che le energie rinnovabili, normalmente, si limita a comprarle, è alla frontiera della ricerca. All'idea del vento dagli aquiloni lavorano anche, infatti, almeno altri due gruppi, in Olanda e in California.

E' una guerra di brevetti. Perché, se gli esperimenti confermeranno le prime verifiche e i primi risultati dei prototipi, è come mettere le mani su una sorta di pietra filosofale, capace di scavalcare le debolezze più vistose dell'energia eolica e, in generale, delle energie alternative: costose, si dice, ingombranti, incostanti, troppo poco potenti. Dalla parte degli aquilonisti, c'è, anzitutto, il vento. Quanto forte soffia, per cominciare.

A 80 metri di altitudine (l'altezza normale di una turbina) il vento spira, in media, nel mondo, a 4,6 metri al secondo, un po' più di 16 chilometri l'ora. E' un primo problema. Sotto i 4 metri al secondo, infatti, le turbine, normalmente, vengono spente, perché diventano antieconomiche. Il Texas occidentale - dove l'Enel ha appena varato una centrale eolica con 21 turbine - è un'area ricercatissima, perché il vento soffia in media a 7-8 metri al secondo (un po' meno di 30 chilometri l'ora), che viene definita una velocità ottimale. Ora, a 800 metri di altitudine, il vento soffia, in media, nel mondo, a 7,2 metri al secondo. La velocità ottimale. E un parametro cruciale, perché, spiegano i manuali di fisica, l'energia che si può ottenere dal vento aumenta in modo esponenziale con la sua velocità. "A mille metri di altezza - dice Milanese - l'energia che puoi ottenere è otto volte quella disponibile a livello del suolo".

Il secondo problema del vento è che, in molti posti, non c'è sempre o, semplicemente non ce n'è. A De Bilt, in Olanda, che è un posto ventoso, le turbine funzionano 3 mila ore l'anno, in pratica un giorno su tre. A Linate, nessuno installa turbine, perché il vento è zero. Ma chi l'ha detto che la pianura padana è senza vento? Basta andare a 800 metri d'altezza: c'è vento per 3 mila ore l'anno, quanto a De Bilt per le turbine. E, nel cielo sopra De Bilt, si arriva a 6.500 ore, più di due giorni su tre. A Cagliari, si passa da 2.800 a 5 mila ore. Di vento, insomma, ce n'è molto di più di quanto si possa pensare sulla base dell'industria eolica attuale. Ma come catturarlo? "Con lo yo-yo" rispondono Milanese e Ippolito: un aquilone che sale e scende nel cielo.

In un capannone di Chieri, alle porte di Torino, l'aquilone elettrico dispiegato non è altro che un normale kite per il surfing. Assicurato a due leggeri cavi, da 3 millimetri di diametro, lunghi 800 metri, l'aquilone si libra in volo, sostenuto dal vento. Srotolandosi, i cavi fanno girare due cilindri ed è questa movimento che genera energia, come si carica una dinamo. Ma questa è la parte più facile. Da buon velista, Milanese spiega che una barca con il vento in poppa va meno veloce di una barca che lo prenda ad angolo acuto.

In termini scientifici, la potenza generabile dall'aquilone aumenta in funzione della velocità con cui si muove rispetto al vento. La parte importante del KiteGen è, infatti, il sistema di navigazione. Dei piccoli sensori, con rilevatori Gps, sono fissati sull'aquilone e collegati con un computer a terra che gestisce la navigazione dell'aquilone: un software manovra piccole trazioni sui cavi per assicurare che il kite proceda tracciando vorticosi 8 nel cielo. Grazie a queste scivolate d'ala, l'aquilone aumenta il suo differenziale di velocità rispetto al vento e, dunque, la potenza elettrica generabile. In pratica, l'aquilone si comporta come la striscia più esterna dell'elica di una turbina, senza dover far girare complicati ingranaggi: "Di fatto - dice Milanese - prendiamo la parte migliore di una turbina a vento e la mettiamo dove il vento è più forte".

Quando il cavo è tirato al massimo, l'aquilone non genera più elettricità. Uno dei due cavi viene mollato, l'aquilone si impenna, non offre più resistenza al vento e viene riabbassato: "Per recuperarlo, consumiamo il 15% dell'energia generata in ascesa". Il passo successivo è immaginare una serie di questi yo-yo che funzionano insieme. "Basterebbe tenerli distanti 70-80 metri l'uno dall'altro - dice Milanese - mentre le turbine devono essere separate da più di 300 metri". Questo significa che, invece di avere decine e decine di torri eoliche ad ingombrare il paesaggio, per generare la stessa quantità di energia basterebbero alti e invisibili aquiloni che, a terra, non occuperebbero più spazio di una normale centrale elettrica.

Tutto questo, comunque, per ora è sulla carta. KiteGen, finora, ha solo fatto volare il prototipo, generando, in tutto 2,5 kilowatt. "Ma - assicura Milanese - il prototipo ha rispettato le simulazioni del computer e questo ci rende fiduciosi sul fatto che anche le altre simulazioni siano realistiche". E questo spinge Milanese a pensare in grande. Ad esempio, ad un altro attrezzo per bambini: una giostra. Se si montassero 200 aquiloni su un anello, che la forza del vento fa ruotare, questo movimento potrebbe generare energia con una potenza di 1.000 megawatt, quanto una media centrale nucleare. Occupando, sul terreno, non più di un cerchio del diametro di 1.500 metri. Al costo, calcola Milanese, di 5-600 milioni di euro, un sesto di quanto costi, oggi, una centrale atomica. L'energia prodotta dalla giostra KiteGen sarebbe, infatti, più intermittente di quella nucleare, ma anche assai meno cara. Se la scala fosse davvero di mille megawatt, un kilowattora, secondo i calcoli di Milanese, costerebbe solo un centesimo di euro, un terzo di quanto costa, oggi, l'energia più economica, il carbone. Tutto così semplice? Con le energie alternative, sognare sulla carta è facile. Il responso finale, poi, come direbbe il vecchio Dylan, "soffia nel vento".
 
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