Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Una brezza fresca e continua ci ha sospinto a ovest per 19 giorni di cammino sul litorale ligure. Ci siamo inoltrati nel paesaggio esercitando l’unica attività possibile per stabilire con il paesaggio stesso un rapporto di nuda relazione.
Abbiamo riempito le nostre giornate di passi, di sguardi attenti, di incontri. Siamo stati dei “conquistatori dell’inutile” a tempo pieno.
L’inutile è diventato per noi ogni giorno più utile, perché gli sguardi sui paesaggi hanno nutrito la nostra vita e la nostra anima.
Abbiamo cercato insistentemente l’anima del paesaggio. Ci siamo chiesti se c’è ancora un rapporto di conoscenza e d’amore fra le persone e i luoghi che abitano.
A vedere com’è ridotta buona parte del fronte mare della Liguria, sembrerebbe proprio che un rapporto millenario si sia spezzato; che i residenti - sono loro che ci interessano più che i turisti - non abbiano più nel paesaggio un prolungamento della loro casa ma tanti non-luoghi, spazi anonimi, senz’anima.
Quale futuro se il paesaggio non è più riconoscibile, se il passato è stato annientato dal cemento, dai progetti di waterfront, dalla realizzazione di nuovi porticcioli turistici, dalla progressiva sottrazione degli spazi pubblici con il prevalente intento di far soldi?
Siamo partiti da Carrara consapevoli che giorno dopo giorno non avremmo contributo all’innalzamento del pil, ma di certo avremmo fatto salire la qualità della nostra vita e della vita di tutti quelli che hanno raccolto il nostro invito a unirsi.
Abbiamo dato 56 appuntamenti in altrettante stazioni ferroviarie fra Carrara e Ventimiglia, e abbiamo accolto decine di persone disposte a condividere con noi la spietata durezza di un paesaggio che il più delle volte è stato sottratto alla natura e all’uomo per essere consegnato nelle mani e nelle banche degli speculatori.
Svenduto, regalato, fatto a pezzi, il litorale della Liguria non è più dei liguri. Gli amministratori solo eccezionalmente lo amministrano per il bene comune, il più delle volte sono solo strumenti funzionali agli interessi di individui e società che sono tanto più potenti quanto più sono poveri e privi di fantasia e di lungimiranza.
Un’eccezione? Ci può essere bello nel nuovo? Sì, ci può e ci dovrebbe sempre essere. L’uso ciclopedonale della ex linea ferroviaria arretrata nel ponente ligure ci è parso un esempio che va in questa direzione.
Poche decine di chilometri già ne fanno la pista per il turismo lento più lunga del Mediterraneo. E questo ci fa capire che i nostri mali sono comuni a quelli degli altri paesi del ricco occidente.
Il nostro viaggio genera un progetto ancora più grande: un Sentiero Mare da un capo all’altro della Liguria, da Bocca di Magra ai Balzi Rossi di Ventimiglia.
Un sentiero di oltre 400 chilometri che, se e quando arriverà, darà una nuova immagine turistica a questa regione e costituirà un forte richiamo per attraversare la Liguria a 3 chilometri l’ora dall’autunno all’inverno, alla primavera. Un progetto che non toglie niente al turismo della tintarella e che aggiunge semmai la Liguria autentica, fatta di valli strette, di silenzio, di faticosa agricoltura, di borghi dalle case rosse e di antiche vie romane.
Camminando abbiamo rafforzato la convinzione che conoscenza significa appartenenza, e appartenenza vuol dire opposizione ai progetti insensati.
Abbiamo eletto Vado Ligure a luogo esemplare, perché racchiude i problemi più drammatici e l’opposizione che più ci piace.
Una centrale a carbone fra le case che uccide e un incombente e drammatico progetto di piattaforma per container grande come 36 campi di calcio di serie A, che toglierebbe ai vadesi quel po’ di mare che a loro resta e a cui sembra non abbiano più diritto.
Nonostante una consultazione popolare abbia bocciato il folle progetto della piattaforma Maersk, pare che l’ennesimo dramma si consumerà.
I vadesi però ci sono ancora e ci hanno mostrato la loro appartenenza e la loro determinazione e al contempo la gioia e l’energia positiva per una protesta che andrà avanti.
Si può combattere col sorriso sulle labbra e forse si ottengono i risultati migliori.
Abbiamo vissuto in strada, attraversando palmo a palmo lo spazio unico e fragile dove due mondi s’incontrano. La terra e il mare. Una terra che non è più terra naturale ma la somma di oltre mezzo secolo di lavori in corso e perciò di un continuo e progressivo processo di artificializzazione. Lasciando il mare e salendo le crose fra le terrazze a vite e ulivo, sfiorando muri a secco e incontrando anziani contadini con la zappa in mano, abbiamo ritrovato la Liguria, quella ripida della prima collina.
Quel paesaggio che ha generato il carattere dei liguri, chiuso, diffidente, ostile, scontroso. Abbiamo visto dall’alto i colori del mare, quelli che Claude Monet scopriva dalla collina di Bordighera.
Quelli che, quando sono autentici, hanno il turchese e il fondo scuro della Posidonia. A questa pianta endemica del Mediterraneo, che esercita un’azione di protezione della linea di costa dall’erosione, problema drammatico del litorale ligure, dedichiamo il nostro cammino.
La Posidonia è un bioindicatore della qualità delle acque marine costiere. C’e’ ancora, la natura resiste, continua a nutrirci e a sostenerci.
Nonostante tutto.
Riccardo Carnovalini
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Di Amministratore (del 18/07/2008 @ 11:14:29, in Discorsi 'speciali ' sulle politiche ambientali, linkato 1316 volte)
Sapete dove buttare l'olio della padella dopo una frittura fatta in casa?
Sebbene non si facciano molte fritture, quando le facciamo, buttiamo l'olio usato nel lavandino della cucina o in qualche scarico, vero?
Questo è uno dei maggiori errori che possiamo commettere.
Perchè lo facciamo?
Semplicemente perchè non c'è nessuno che ci spieghi come farlo in forma adeguata
Il meglio che possiamo fare è aspettare che si raffreddi e collocare l'olio usato in bottiglie di plastica, o barattoli di vetro, chiuderli e metterli nella spazzatura.
Se poi siete così volenterosi da conferirlo ad un centro pubblico di riciclaggio, sarà ancora meglio, diventerà biodisel o combustibile.
Se tu scegli di seguire queste semplici regole, l'ambiente ti sarà riconoscente!
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Di Amministratore (del 12/07/2008 @ 15:11:38, in Menifestazioni ed eventi, linkato 1264 volte)

Legambiente Endurance 2008 è stata una grande manifestazione che è riuscita a coinvolgere molte persone amanti della natura e del nostro territorio.

In concomitanza con questo evento si è svolta anche la campagna di Goletta dei Laghi-Legambiente che, attraverso prelievi mirati, analizzerà e valuterà la situazione di vari laghi italiani. In Lombardia sono stati sottoposti ad analisi il lago D'Iseo e il lago d' Idro.

Di seguito troverete una raccolta di articoli di vari quotidiani dedicati proprio a Legambiente Endurance e a Goletta dei Laghi.

Brescia Oggi 31/05/08 allegato, L'Eco di Bergamo 26/06/08 allegato,   Il Giorno 28/06/08 allegato,  L'eco di Bergamo 28/06/08 allegato,  L'eco di Bergamo 29/06/08 allegato,  L'eco di Bergamo 01/07/08 allegato
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Il ”bacino di Pianico-Sellere” comprende una spettacolare successione di depositi lacustri e glaciali affioranti lungo una profonda incisione a meandri tra Sovere, Pianico e Sellere nella bassa Val Borlezza.
Questo lago aveva l’aspetto di un braccio lungo e stretto insinuato per circa 3 chilometri tra l’orrido del Tinazzo e Cerete.
Durante le fasi climatiche calde il lago era circondato da estese e dense foreste che limitavano le attività di frana dei versanti. La sedimentazione era quindi tranquilla: ogni estate piccoli cristalli di calcite prodotti dall’attività fotosintetica delle alghe si depositavano sul fondo, mentre d’inverno sedimentavano le foglie morte degli alberi.
I cristalli di calcite sono di colore bianco, mentre i sedimenti invernali sono di colore bruno scuri. Questa alternanza stagionale da origine ad un sedimento composto da coppie di lamine bianche e nere con ritmo annuale che prendono il nome di VARVE.
Il lavoro di conteggio delle varve, è stato eseguito sull’intero spessore degli affioramenti; ha fornito il totale di circa 18.000, il che equivale a 18.000 anni di storia, ovvero un archivio di 36.000 pagine, una per ogni stagione, che possiamo collocare nella storia con una datazione all’incirca di 780.000 anni fa.
Un calendario fossile di grandissimo valore. E’ la serie di varve ininterrotta più lunga al mondo, la sua recente scoperta ha accresciuto la celebrità internazionale del sito.
Esaminando la composizione di ciascuna lamina ed il suo contenuto di polline è possibile studiare il clima di ciascuna delle 36.000 stagioni conservate in successione continua.
Annualmente lungo la forra del Borlezza i crolli delle pareti mettono a disposizione centinaia di fossili che vanno perduti. Gli interventi di regimazione del torrente, hanno limitato i crolli, ma hanno anche ridotto l’accesso dei ricercatori alle sezioni di maggiore importanza scientifica.
Problemi contrastanti di difesa delle sponde, conservazione e valorizzazione del valore stratigrafico, paleontologico e paleoambientale del sito, evidenziano le difficoltà che riguardano la conservazione e la valorizzazione di questo geosito; a tutto questo va aggiunta la cronica mancanza di finanziamenti.
Il risultato è che un sito di grandissima rilevanza scientifica invidiatoci dal mondo intero è abbandonato a se stesso.
“Le gole della Val Borlezza” Un percorso attraverso la storia, la geologia e la natura.
Un paese che dorme su millenni di battaglie infinite tra le forze dell’acqua e della roccia, modellato dalle glaciazioni ed eroso dallo scorrere impetuoso del torrente Borlezza.
Forra fossile di Castro
Un portale di pietra con due pesanti porte in legno ci permette l’accesso al sentiero verso la forra del Borlezza, attraversato il piccolo bosco grazie al comodo sentiero, si giunge ad una parete rocciosa che sembra chiudere la via.
In realtà avvicinandosi al dirupo sulla sinistra si scorge un’altissima fessura nella roccia.
Da qui nel corso dei millenni sono passati centinaia di milioni di metri cubi di sabbia e roccia trascinati nel lago dalla forza impetuosa del torrente Borlezza.
L’imponente quantità di detriti ha formato nel corso dei millenni la penisola su cui sorge il grandissimo insediamento industriale alle nostre spalle.

Due enormi pareti alte più di 40 mt.
ci fanno da ali all’ingresso della forra che è visitabile in sicurezza per oltre cento metri per una larghezza variabile da 1 fino a 4 metri.
Un tuffo nella geologia del nostro territorio.

Il fontanino di Pora
la sorgente denominata Fontanino di Pora è ubicata lungo l’asta torrentizia principale, alla confluenza tra la Valle di Vareno e la Valle di Pora. Le acque del fontanino insieme alle alimentazioni delle altre sorgenti vengono inghiottite dalla potente frattura presente nella valle di Pora.
Il fondovalle è raggiungibile da Dorga con un sentiero boschivo che in trenta minuti scende ai grandi prati.
L’avvicinamento al canyon, lungo circa 500 metri e alto circa 150 metri avviene attraverso uno stretto passaggio scavato in una roccia: al suo interno si possono ammirare immense e maestose pareti rocciose, tali da rendere l’uomo piccolo e impotente.

I sentieri di avvicinamento non sono in buone condizioni, manca luna segnaletica adeguata, in loco non sono presenti pannelli esplicativi, le sezioni principali degli affioramenti hanno un urgente bisogno di interventi di manutenzione, i siti non sono adeguatamente pubblicizzati.

In questo modo un tesoro inestimabile è inutilizzato

“ADOTTA UNA VARVA” è una sorta di azionariato popolare finalizzato alla raccolta di fondi.
E’ rivolto a tutti:
cittadini, associazioni, aziende, istituzioni, sensibili alle tematiche ambientali e che come noi credono che il Borlezza non debba essere più considerato un problema, bensì una risorsa per il nostro territorio.
Quanto riusciremo a raccogliere, sarà gestito da un comitato composto dal CNR(consiglio nazionale delle ricerche), dal Museo Civico di Scienze Naturali di Lovere, dalla Biblioteca Civica di Sovere e da Legambiente Alto Sebino e verrà utilizzato per un progetto di riqualificazione dei siti geologici del torrente Borlezza ubicati nei paesi di Sovere, Castro e Castione della Presolana.
Portati a termine i progetti, la manutenzione dei siti verrà gestita e garantita annualmente dai ragazzi che partecipano ai campi estivi internazionali che il circolo LEGAMBIENTE Alto Sebino, organizzerà ogni estate.
La proposta turistica verrà poi gestita dal SEB1 (progetto di valorizzazione del comprensorio Sebino-Camuno) che si propone di rendere visibili ed utilizzabili le enormi potenzialità che il nostro territorio ci mette a disposizione ( vedi allegato )

Adottare una varva ha il prezzo simbolico di 2 euro, le varve sono 18.000, per cui il nostro obiettivo e di raccogliere 36.000 euro.
Presto inizierà il lavoro di divulgazione del progetto, che avrà come motore trascinante la manifestazione “GOLETTA DEI LAGHI LEGAMBIENTE ENDURANCE 2008” che si terrà a Lovere il 28 e il 29 giugno ( in allegato il volantino della manifestazione).

Non possiamo restare alla finestra a guardare inerti il progressivo peggioramento della situazione senza provare a fare nulla.
Non siamo così ingenui di pensare di salvare il mondo da soli; spesso ci domandiamo “ma cosa può fare un individuo da solo ?” Questa è una possibile risposta.
E’ chiaro che i politici, gli amministratori, i tecnici hanno pesanti responsabilità, ma anche ognuno di noi ha le proprie, sebbene spesso preferisca dimenticarsene.
Siamo convinti che la rinascita ambientale della Val Borlezza passi certamente attraverso la grande via delle opere pubbliche, ma probabilmente anche dal viottolo dei piccoli passi quotidiani.
Non dite mai che non ne vale la pena, che tanto non lo fa nessuno, che è inutile, che è solo una goccia … è la vostra goccia! non ha valore? Vi stimate così poco? Mettete la vostra goccia … qualcuno deve pur cominciare … poi, arriveranno le altre …
Ognuno a suo modo può dare il proprio contributo …

… Goccia dopo goccia … si fa “Il Borlezza”…
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Di Amministratore (del 01/07/2008 @ 11:41:27, in Menifestazioni ed eventi, linkato 1868 volte)
Carissima Bianca, nonostante la tappa del Lago d'Iseo di Goletta Laghi non si sia ancora conclusa, volevo ringraziarvi, e con me vi assicuro tutta Legambiente Lombardia in trasferta da voi, per l'accoglienza e l'iniziativa messa in campo.
E' stato uno sforzo incredibile per un circolo nato da poco come il vostro!
Abbiamo visto l'entusiasmo, l'amore per il territorio, la voglia di affermare una presenza significativa come singoli ma anche come associazione.
Avete capito perferttamente lo spirito di Legambiente e questo non può che farvi onore.
Anche l'equipaggio di Goletta Laghi mi ha sottolineato lo stupore per aver smentito il luogo comune del popolo lombardo poco accogliente e un troppo riservato!
Grazie ancora e complimenti a te e a tutto il circolo Alto Sebino.
Ci sentiamo presto.
Un abbraccio
Barbara
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Ciao Orobiani

Dunque la riunione che porterà alla formazione del Coordinamento di Tutela delle Orobie ci ha detto che il parco delle Orobie ha espresso un parere preliminare, tecnico, non certamente a favore del previsto scempio nelle nostre aree montane. Il parere lo trovate sul sito della FAB e ve lo allego per comodità, ovviamente io per primo fatico a districarmi nel burocratese, ma é evidente una cosa da queste pagine: i comuni non possono pensare di farla franca senza presentare progetti seri di impatto paesaggistico, ambientale, di fattibilità geologica.

A titolo personale invito ed esorto a far girare questo documento e a far sapere di questo primo "goal" messo a segno. La partita é lunghissima e noi non siamo forti come "loro" ma a questo punto il Parco delle Orobie sarà il nostro tramite con i "loro" che mostrano poco volentieri la faccia. Ricordiamoci che l'indifferenza di molti non é perché siano d'accordo con questo progetto, ma perché la cultura dei paesi di montagna é una cultura di paura, paura dettata dall'ignoranza dei fatti. Bisogna far conoscere le cose e usare gli strumenti che la Democrazia ci offre: certo, una Democrazia in gravi condizioni di salute, quella italiana, ma siamo pur sempre qui a scambiarci idee e a creare iniziative.

Rimarco con tristezza la posizione del CAI di Bergamo e il silenzio ufficiale dei altri CAI locali. E' evidente che il Club Alpino Italiano non merita il ruolo chiave che ha nella "gestione" della montagna. Di Ponzio Pilato ne abbiamo già avuti troppi: sarebbe tempo di riflettere sul senso che ha questa organizzazione (dal livello provinciale in su) nonostante il presidente nazionale, Salsa, abbia espresso chiaramente l'esortazione affinché iL CAI non faccia sempre da sponda a questi scellerati progetti.

Infine. Spero sempre, idealisticamente, di poterci sedere a chiaccherare di questo "sviluppo" proprio con questi misteriosi "loro", per fargli capire che esiste un'economia alternativa che può permettere la sopravvivenza (in senso ampio) di tutti noi che viviamo in montagna. E di non vedere più come ieri, che a Castione della Presolana é stato impedito a Legambiente di esporre un banchetto: questi segni di nervosismo tradiscono solo ignoranza, e l'ignoranza é il grande nemico. Dovrebbe essere un reato penale l'ignoranza!

Venerdì ero a fare un'escursione nelle alte terre e a fare fotografie per un racconto da scrivere. Un'intera giornata di "sudore", poi il resto, per guadagnare il giusto. Mentre ero lì sapevo di essere fortunato e privilegiato per aver ricevuto un'educazione nella quale prima vengono questi valori, e poi caso mai l'accumulo fine a se stesso delle ricchezze materiali: educazione che non mi ha fatto perseguire mestieri "vantaggiosi" ma mestieri da fare con amore. Ogni volta so che la ricchezza che accumulo nello spirito e nella mente non ha prezzo.

QUESTA E' LA RIVOLUZIONE DA FARE. Ricordiamolo, agli "amici" del "progetto di sviluppo": nell'aldilà, qualsiasi esso sia, la Porsche e gli yacht, non possono essere "esportati."

In allegato: Parere Parco delle Orobie allegato

Gioia e Bellezza a tutti Davide Sapienza www.davidesapienza.net

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Di Amministratore (del 18/06/2008 @ 00:05:56, in Discorsi 'speciali ' sulle politiche ambientali, linkato 1465 volte)
Sempre più diffusi i distributori per comprare caffè, pasta, latte e detersivi alla spina

Roma, 16 giugno – Basta carrelli pieni di bottiglie, scatole, pacchetti e sacchetti, si torna ai prodotti sfusi.
Acquistare "alla spina" permetterà agli italiani di risparmiare e garantirà un maggiore rispetto dell'ambiente. Meglio se ci si presenta ai distributori o ai punti vendita muniti di contenitori biodegradabili, ma, in ogni caso, la drastica riduzione di cartoni, scatole e scatolette sarà positiva per le tasche e per l'ambiente.
La rivoluzione della spesa alla spina è partita dal Piemonte: la Regione ha promosso nel 2006 un progetto di vendita di detersivi sfusi. Il Lazio ha seguito l'esempio e, a poco a poco, questa pratica virtuosa si è diffusa in tutto il Centro-Nord e in parte anche al Sud.
Nei giorni scorsi, in provincia di Latina e di Roma sono stati installati quattro nuovi punti di distribuzione, che vanno a sommarsi ai quattro già attivi, presenti da due mesi.
I detersivi (lavapiatti, ammorbidente, bucato e lana) possono essere acquistati con il metodo del fai da te: si prende un contenitore (ne esistono da uno, due e tre litri) che ha già incollata l'etichetta del prodotto che si vuole comprare, lo si posizione sotto la macchina erogatrice, si preme il pulsante e poi si chiude la confezione con l'apposito tappo.
La volta dopo basterà tornare con il flacone vuoto e riempirlo. E su ogni distributore è installato un calcolatore del risparmio ambientale.
Negli Ecopoint Crai, 14 in italia, 100 entro la fine dell'anno, si possono acquistare sfusi, direttamente da pratici dispenser, anche pasta, riso, cereali, legumi, frutta secca, caffè, spezie, caramelle.
Basta tirare una leva e riempire, con la quantità desiderata, sacchetti biodegradabili distribuiti dall'erogatore, che possono essere riutilizzati o buttati ma senza impatto ambientale.
I dispenser si stanno diffondendo rapidamente e presto saranno introdotti anche nella grande e media distribuzione pugliese, ipermercati e supermercati. Nel corso di una riunione tecnica della presidenza della Regione Puglia con Confcommerco, Unimpresa, Consulta consumatori, Legacoop, Istituto pugliese consumo, Federdistribuzione, Lega Consumatori, Federcommercio, Camera di Commercio e Anci-Upi , si è deciso infatti di sviluppare un programma comune per impostare una campagna di distribuzione dei prodotti per ridurre gli imballaggi, proprio come avviene in Piemonte.
La rivoluzione della spesa, infine, ha coinvolto anche il latte: in Italia ci sono 642 distributori automatici di latte crudo non pastorizzato dislocati in 63 province, all'esterno delle aziende agricole o davanti a supermercati, scuole e bar.
Si porta la propria bottiglia di vetro e la si riempie: il costo è di 1 euro al litro.
Il latte crudo dura due giorni, 4-5 giorni se bollito. Se ne può acquistare anche meno di un litro, a seconda delle monete infilate nel distributore (50 centesimi per mezzo litro, 20 centesimi per 20 cc e così via).
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Di Amministratore (del 14/06/2008 @ 11:07:09, in Menifestazioni ed eventi, linkato 1925 volte)
http://www.lakeiseo.eu/esmate/problema_energia.html
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Il problema dei problemi: il problema energetico

Proviamo a immaginare la nostra società senza energia, non sarebbe possibile. L'energia si identifica con la nostra economia e con la nostra società.
L'energia "è" la nostra economia, l'energia "è" la nostra società.
L'energia crea e mantiene vivo il nostro organismo sociale.
Senza energia saremmo tutti degli zombie, saremmo tutti come morti.
Infatti la nostra società economica, politica e militare utilizza l'energia per generare ricchezza, in una parola: "trasforma l'energia Umana e Materiale in ricchezza", in prodotto interno lordo.
L'energia, frutto delle fonti energetiche, è una risorsa insostituibile, nel senso che l'energia è sempre una e una sola, al di là delle diverse fonti materiali che la generano.
Tutte le altre risorse e materie prime sono di fatto sostituibili tra di loro.
L'energia si può usare una sola volta, poi non c'è più, al massimo si può accumulare, come succede con le batterie.
Ecco perché, per questa "strana" proprietà, l'energia non è riutilizzabile né riciclabile.
Data la enorme importanza dell'energia per la nostra società, pensiamo, anzi siamo "certi" che gli studi sulla disponibilità di energia siano numerosi, approfonditi e indipendenti.
Perciò è d'obbligo chiedersi chi raccoglie i dati statistici sulle fonti energetiche.
Ci sono alcune agenzie governative - due americane, una OCSE e una dell'OPEC ossia dei paesi produttori di petrolio, e una soltanto indipendente.
Così veniamo a scoprire un fatto sensazionale: non sappiamo in alcun modo se i dati comunicati e raccolti dalle agenzie energetiche siano "veri e affidabili".
La prima questione è proprio quella della veridicità e affidabilità dei dati energetici.
E' assai singolare che qualsiasi fattore socio-economico sia analizzato dettagliatamente, mentre le fonti energetiche, essenziali e così indispensabili per la nostra società, non abbiano che pochi centri di ricerca e di indagine pubblici o pubblicamente noti.
Probabilmente ce ne sono di ignoti, ma questo non lo sappiamo.

- Per il Petrolio e il Gas, ci sono due importanti pubblicazioni: "Oil and gas journal" e "World Oil", che chiedono i dati ai governi ed i governi gli passano i dati più convenienti per loro.
- Per il Carbone, le fonti sono praticamente le stese di Petrolio e Gas.
- Per l'Uranio, la situazione è ancora più insoddisfacente, poiché le informazioni sull'uranio sono coperte dal segreto militare.

Le Agenzie di ricerca sulle fonti energetiche sono le seguenti:
1- IEA (International Energy Agency) costituita da 26 nazioni del Gruppo OCSE www.worldenergyoutlook.org che ogni anno pubblica un voluminoso rapporto sull'energia, influenzati dalle scelte energetiche e dalle pressioni delle multinazionali dell'energia poiché certi errori scientifici e metodologici non sono giustificabili altrimenti.

2- EIA (Energy Information Agency) agenzia del governo statunitense www.eia.doe.gov che pubblica ogni anno il rapporto internazionale "International Energy Outlook" e uno focalizzato sugli Usa.

3- USGS (United States Geological Survey) www.usgs.gov è un ente governativo statunitense che calcola la quantità di combustibili fossili che ci sono sulla terra.

4- OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries) www.opec.org è l'organizzazione dei paesi produttori ed esportatori di petrolio che produce una valutazione indipendente delle riserve di combustibili fossili, in particolare quelle dei paesi arabi.

5- ASPO (Association for the Study of Peack Oil & Gas) è una associazione formata da scienziati indipendenti, tra cui molti geologi che hanno lavorato per la compagnie petrolifere che raccoglie un centinaio di studiosi di 14 paesi www.peakoil.net

I rapporti di IEA, EIA, USGS sono praticamente gli stessi e insieme ai rapporti dell'OPEC tendono a sopravvalutare le riserve/risorse. Solo le valutazioni di ASPO appaiono più accurate e precise perché questi scienziati non subiscono pressioni esterne o ne subiscono in minima parte.

L'altra domanda è: quale è la disponibilità di risorse energetiche primarie, come idrocarburi, carbone e uranio e quando potrebbero calare, ovvero quale sarà il loro picco?
Innanzitutto occorre precisare il significato di due parole: riserve e risorse.
Le "riserve" sono la quantità di idrocarburi che si potranno estrarre dai giacimenti già scoperti.
Le "risorse" sono la quantità di idrocarburi che si potranno sfruttar in futuro o estrarre dai nuovi giacimenti che si scopriranno.
Il picco del petrolio potrebbe essere tra il 2010 e il 2020, anno calcolato con le previsioni più ottimistiche. Ma qualcuno dice che già dal 2005 è in calo e questo sarebbe la vera causa dell'impennata incredibile dei prezzi petroliferi.
Il picco del gas potrebbe essere tra il 2025 e il 2030.
Il picco del carbone potrebbe essere tra il 2020 e il 2040.
Le valutazioni sull'uranio sono molto difficile perché i dati noti sono del tutto inattendibili.
Il picco dell'uranio potrebbe essere tra il 2015 e il 2035.
Si ipotizza che nel 2020 non ci sarà abbastanza uranio per i reattori esistenti, come sostenuto dalla IEA, perché l'uranio è molto scarso. Perciò c'è chi spera di trovarlo su Marte o su altri pianeti.
Inoltre la costruzione di una centrale è di circa 20 anni.
Gli Stati Uniti da 30 anni non ne costruiscono più, perché il nucleare non è economico ed è troppo pericoloso. Un pala eolica si mette in funzione in una settimana e con una competenza e un costo minimi si può manutenere nel tempo producendo energia, poca ma pur sempre energia!

Senza le risorse idroelettriche e senza le fonti alternative agli idrocarburi, al carbone e all'uranio, il probabile picco globale dell'energia potrebbe essere intorno al 2025, e con esso il probabile fallimento della società globale e globalizzata in cui viviamo, se non saremo in grado di trovare le medicine giuste per guarire da questa malattia, mortale come un cancro che ci sta dilaniando.

Inoltre sono noti i problemi delle materie prime energetiche non riciclabili:
- i paesi produttori sono situati in aree instabili o appositamente destabilizzate dai paesi sfruttatori delle loro risorse. - la loro distribuzione è assai diseguale sulla terra.
- sono assai elevati i costi di produzione, trasporto e distribuzione. Per l'uranio il costo del kilowattora arriva a 3/4 volte quello prodotto per i costi di costruzione, gestione, combustibile, per le misure sanitarie e di sicurezza, il costo dei depositi delle scorie, ecc.

Occorre valutare anche la crescita demografica che richiederà sempre più energia insieme a maggiori consumi. Inoltre non si può tralasciare di considerare i rapporti tra energia e cambiamenti climatici.
Quale soluzione è possibile per un problema tanto grave?
Tralasciamo soluzioni truffa o il miraggio del "carbone pulito", un po' come il sogno irrealizzabile "dell'acqua asciutta".
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La soluzione del problema è nel fabbisogno decrescente di energia.
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La ricetta è ridurre, razionalizzare e ottimizzare i consumi energetici e puntare su tutte le energie alternative e rinnovabili, comprese le maree, le biomasse e il letame.
Occorre decentrare la produzione di energia in piccole unità dislocate in ogni comune, come succede nel nuovo modello produttivo e di sviluppo economico dell'era digitale che trova il suo volano, il suo motore nella rete Internet e nella condivisione delle risorse informatiche e produttive attraverso il peer to peer - punto a punto, attraverso una struttura decentrata delle risorse, senza un luogo centrale da cui dipende la nostra vita. I blackout degli scorsi anni ce lo hanno insegnato.
Eppure stiamo faticando a capirlo e il livello politico sta solo procrastinando la soluzione, "confidando" soprattutto sulla tecnologia nucleare, che è una tecnologia soggetta al settore militare, dalle risorse limitate, dai costi enormi e dai problemi di sicurezza e di scorie che non si possono risolvere, ma solo ignorare finché non scoppia l'incidente che non si può nascondere.
In Svezia dal 2005 esiste una commissione che vuole ridurre la dipendenza dal petrolio ed eliminarla, entro il 2020, in tutti i settori, compresi i trasporti e il riscaldamento, in cui hanno rilanciato le caldaie a legna. Ma anche in Puglia si stanno attivando molte iniziative con energie alternative e riciclabili, il sole il vento e l'idrogeno, puntando a produrre mille megawatt con l'eolico, persino nei trasporti con l'idrometano e fondando la prima università al mondo, che si chiama H2U, per lo sfruttamento dell'idrogeno e delle energie alternative. Poi, sponsorizzata da Legambiente, nascerà a Brindisi una megacentrale fotovoltaica che fornirà energia a seimila famiglie con un investimento di 85 milioni di euro. Inoltre l'Europa finanzia, con 49 milioni di euro per il 2008, i progetti sostenibili per l'efficienza energetica in edilizia, attraverso il programma comunitario "Intelligent Energy Europe". Noi pensiamo che si debba dotare ogni edificio, ogni fabbrica, ogni casa, ogni ufficio, ogni macchina e ogni veicolo di energie alternative che abbassino in modo sostanziale il fabbisogno di energia da materie prime non riciclabili. Occorre scommettere sull'energia fati-da-te, sulla bioedilizia. In uno slogan: togli l'antenna e metti la pala o la padella solare! Come Archimede ci ha insegnato sin dall'antichità in Sicilia. Lui è stato il primo a trasformare il sole in energia. E questo è successo in Sicilia, un primato importante ma troppo dimenticato dagli italiani.
Senza tralasciare impianti più complessi e importanti, come quello proposto da Rubbia con il progetto del solare termodinamico nel deserto del Sahara.
Ma innanzitutto occorre cambiare la nostra testa, il modo di pensare e il nostro stile di vita.

Occorrono leggi edilizie e produttive che "impongano" l'uso di energie alternative e il risparmio energetico in ogni luogo e in ogni processo industriale, ad esempio separando le acque nere di fogna da quelle bianche ed usando l'acqua piovana, altrimenti diventeremo una società senza capo né coda: senza il capo dell'energia e senza la coda dei rifiuti.
Anche per i rifiuti la soluzione del problema sta nella minore produzione di rifiuti, nella loro separazione, produzione e raccolta differenziata, in modo da diminuire drasticamente la porzione di rifiuti non riciclabile.
Occorre pensarci, prima del collasso, prima dell'agonia incombente che già sta portando alla scelta di soluzioni belliche senza ritorno, come la guerra in Irak e in Afganistan o quella annunciata all'Iran, guerre dovute al problema dei problemi, il problema energetico, anche se non è esplicitamente detto.
Perché, se non ce ne siamo accorti, l'apocalisse è già iniziata, come attesta il petrolio che sta raggiungendo la quotazione di 150 dollari il barile e qualche economista ipotizza persino a 200 dollari. Questo è il segno finanziario che il picco del petrolio ha proprio iniziato la china discendente.

In questo contesto gravissimo, il progetto della centrale idroelettrica di Solto sembrerebbe positivo e utile, poiché utilizza una fonte riciclabile in natura, come l'acqua.

Ma il progetto ha bisogno di una stazione di pompaggio puro, che richiede più energia di quella che produce, consumandone oltre il 30 per cento.
Se è così, la centrale idroelettrica di Solto risulterebbe "del tutto inutile" anzi persino dannosa e controproducente, perché invece di contribuire a diminuire i consumi energetici, in realtà li innalza, puntando sui diversi costi dell'energia tra il giorno e la notte.
Se si vuole riutilizzare l'energia in surplus, prodotta di notte dalle centrali a ciclo continuo che non si possono fermare ma solo rallentare - centrali termoelettriche e soprattutto nucleari, basta raccoglierla in grandi accumulatori a sali fusi.

Così questo progetto risulta perciò meramente speculativo, perché si mira al profitto immediato, a scapito dell'ambiente che viene devastato per sempre e con costi di oltre 60 milioni di euro.
Non è un progetto utile alla soluzione del problema perché non realizza un risparmio energetico, non contribuisce al calo di emissioni di CO2 e soprattutto non utilizza fonti davvero alternative.
Inoltre questo impianto, con le sue condutture di circa un chilometro, la centrale di pompaggio e generazione, il lago di Esmate, andrebbe a rovinare in modo irreparabile un ambiente eccezionale come l'Alto Sebino, l'altopiano di Esmate e le fantastiche rocce del lago d'Iseo tra Castro e Riva di Solto. Un ambiente sottoposto a numerosi vincoli, dove vi è il progetto del Parco di interesse sovraccomunale, che speriamo possa diventare presto realtà ed estendersi, come parco regionale, a tutta la sponda occidentale del Sebino Bergamasco.
Qui vi sono le rocce e l'orrido dipinto da Leonardo da Vinci, luoghi "naturalmente" destinati a un turismo consapevole e responsabile, come in molti stanno fattivamente sostenendo e che andrebbe chiamato "riva degli innamorati" o "riviera dei pittori" e "golfo di Leonardo da Vinci" o "golfo della Madonna delle rocce".

Perciò occorre dire di No - e un No chiaro, senza tentennamenti - al progetto della centrale di pompaggio di Solto tra Grè ed Esmate. Certi titoli suggestivi, come "energia dal lago", rischiano di essere fumo negli occhi, seminando illusione e confusione e non ci aiutano ad affrontare in modo positivo e risolutivo il problema energetico.

Noi vogliamo uno sviluppo ragionato, a misura di uomo e di ambiente, perché dalla recessione attuale si passi alla riflessione e alle scelte industriali e sociali per una "economia ecologica" o eco-economia.

Per questo chiediamo a tutte le istituzioni del territorio di dire No al progetto di Alpienergie, No al lago di Esmate e No alla centrale di pompaggio di Grè.

Sì, invece, ai progetti di risparmio energetico e di uso delle fonti alternative e riciclabili in natura.

Peccato che questo dibattito non si sia potuto svolgere a Solto, forse perché a Solto non c'è uno spazio adeguato, mancando un salone per manifestazioni pubbliche come questa.
Comunque, confidiamo che le osservazioni motivate ed esposte chiaramente dall'amministrazione comunale di Solto contro il progetto, diventino un No condiviso da tutti gli altri enti istituzionali e soprattutto dalla Regione e da tutta la popolazione.

Perciò chiediamo ad Alpienergie, che ha accettato di confrontarsi e di esporre pubblicamente il progetto, di ripensarci e di ritirarlo, senza attendere l'iter amministrativo, per presentare altri progetti più adeguati e davvero alternativi alle fonti convenzionali e alle vecchie logiche del mercato.

Lega Ambiente Alto Sebino con i suoi amici e sostenitori sta operando per evitare la morte del nostro lago, per difendere, riqualificare e recuperare il nostro ambiente, per diffondere una cultura di rispetto delle persone e della natura. Questa è la civiltà e lo sviluppo che vorremmo costruire.
A loro va il nostro grazie per tutto quanto stanno facendo e per questa serata di discussione e confronto.
Ma le istituzioni sono chiamate a impegnarsi e a fare di più per il risparmio energetico, a non disinteressarsi della questione che ci riguarda proprio tutti e che è una questione strategica per la nostra società.

Con oltre 60 milioni di euro si potrebbe dare energia rinnovabile a 6 mila abitazioni e a circa 20 mila abitanti. Pensiamoci!

E usiamo la fantasia per colorare il nostro lago di nuova vita, per conservarlo e preservarlo dall'inquinamento edilizio e industriale, dell'aria e degli scarichi fognari che, insieme al lago, stanno uccidendo lentamente anche noi, la nostra vita e il nostro futuro.

===================================================================
NO AL LAGO DI ESMATE - NO ALLA CENTRALE ELETTRICA DI GRE'
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PER LA COLLINA DI SOLTO e IL PARCO DEL SEBINO BERGAMASCO
13-06-2008
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Di Amministratore (del 13/06/2008 @ 12:37:39, in Discorsi 'speciali ' sulle politiche ambientali, linkato 1473 volte)
Obiettivo del progetto italiano KiteGen è produrre quanto un generatore atomico Con 200 aquiloni su un anello ruotante si avrebbe una potenza di mille megawatt
Una centrale elettrica ad aquiloni l'ultima sfida all'energia nucleare Il sistema funziona a un'altezza di 800-1000 metri dal suolo

CHIERI (Torino) - Se avete mai usato un aquilone, avete sentito quanto il vento tira sulle mani. Più è grande, più tira.
Come vi spiegherà qualsiasi amante di kite surfing, possono far volare anche gli uomini. "Anzi - dice Massimo Ippolito, kite surfer per hobby - li costruiscono inefficienti apposta, altrimenti ti porterebbero via". Più in alto arrivano, più forte tirano.

A questo punto non è più un gioco per bambini e neanche uno sport. E' un'occasione: le forze, in natura, non si sprecano. Soprattutto, se si possono usare per generare elettricità. Forse ci voleva l'incontro fra un kite surfer come Ippolito e un appassionato di vela, come Mario Milanese, docente al Politecnico di Torino, perché scattasse l'idea di rivoluzionare dalle fondamenta il modo di produrre energia eolica.

Il fatto che il primo abbia un'azienda di sistemi automatizzati e il secondo insegni Controlli automatici all'università ha solo fornito gli strumenti per dare la scalata ad un obiettivo, a prima vista, impossibile:
produrre tanta energia elettrica quanto una centrale nucleare, solo grazie al vento. Partendo non dalle gigantesche eliche delle turbine che ormai si costruiscono un po' dappertutto, ma dagli aquiloni dei bambini.

KiteGen, come si chiama il progetto a cui lavorano Milanese ed Ippolito, non è l'unico nel mondo a puntare in questa direzione, ma è anche uno dei rarissimi casi in cui l'Italia, che le energie rinnovabili, normalmente, si limita a comprarle, è alla frontiera della ricerca. All'idea del vento dagli aquiloni lavorano anche, infatti, almeno altri due gruppi, in Olanda e in California.

E' una guerra di brevetti. Perché, se gli esperimenti confermeranno le prime verifiche e i primi risultati dei prototipi, è come mettere le mani su una sorta di pietra filosofale, capace di scavalcare le debolezze più vistose dell'energia eolica e, in generale, delle energie alternative: costose, si dice, ingombranti, incostanti, troppo poco potenti. Dalla parte degli aquilonisti, c'è, anzitutto, il vento. Quanto forte soffia, per cominciare.

A 80 metri di altitudine (l'altezza normale di una turbina) il vento spira, in media, nel mondo, a 4,6 metri al secondo, un po' più di 16 chilometri l'ora. E' un primo problema. Sotto i 4 metri al secondo, infatti, le turbine, normalmente, vengono spente, perché diventano antieconomiche. Il Texas occidentale - dove l'Enel ha appena varato una centrale eolica con 21 turbine - è un'area ricercatissima, perché il vento soffia in media a 7-8 metri al secondo (un po' meno di 30 chilometri l'ora), che viene definita una velocità ottimale. Ora, a 800 metri di altitudine, il vento soffia, in media, nel mondo, a 7,2 metri al secondo. La velocità ottimale. E un parametro cruciale, perché, spiegano i manuali di fisica, l'energia che si può ottenere dal vento aumenta in modo esponenziale con la sua velocità. "A mille metri di altezza - dice Milanese - l'energia che puoi ottenere è otto volte quella disponibile a livello del suolo".

Il secondo problema del vento è che, in molti posti, non c'è sempre o, semplicemente non ce n'è. A De Bilt, in Olanda, che è un posto ventoso, le turbine funzionano 3 mila ore l'anno, in pratica un giorno su tre. A Linate, nessuno installa turbine, perché il vento è zero. Ma chi l'ha detto che la pianura padana è senza vento? Basta andare a 800 metri d'altezza: c'è vento per 3 mila ore l'anno, quanto a De Bilt per le turbine. E, nel cielo sopra De Bilt, si arriva a 6.500 ore, più di due giorni su tre. A Cagliari, si passa da 2.800 a 5 mila ore. Di vento, insomma, ce n'è molto di più di quanto si possa pensare sulla base dell'industria eolica attuale. Ma come catturarlo? "Con lo yo-yo" rispondono Milanese e Ippolito: un aquilone che sale e scende nel cielo.

In un capannone di Chieri, alle porte di Torino, l'aquilone elettrico dispiegato non è altro che un normale kite per il surfing. Assicurato a due leggeri cavi, da 3 millimetri di diametro, lunghi 800 metri, l'aquilone si libra in volo, sostenuto dal vento. Srotolandosi, i cavi fanno girare due cilindri ed è questa movimento che genera energia, come si carica una dinamo. Ma questa è la parte più facile. Da buon velista, Milanese spiega che una barca con il vento in poppa va meno veloce di una barca che lo prenda ad angolo acuto.

In termini scientifici, la potenza generabile dall'aquilone aumenta in funzione della velocità con cui si muove rispetto al vento. La parte importante del KiteGen è, infatti, il sistema di navigazione. Dei piccoli sensori, con rilevatori Gps, sono fissati sull'aquilone e collegati con un computer a terra che gestisce la navigazione dell'aquilone: un software manovra piccole trazioni sui cavi per assicurare che il kite proceda tracciando vorticosi 8 nel cielo. Grazie a queste scivolate d'ala, l'aquilone aumenta il suo differenziale di velocità rispetto al vento e, dunque, la potenza elettrica generabile. In pratica, l'aquilone si comporta come la striscia più esterna dell'elica di una turbina, senza dover far girare complicati ingranaggi: "Di fatto - dice Milanese - prendiamo la parte migliore di una turbina a vento e la mettiamo dove il vento è più forte".

Quando il cavo è tirato al massimo, l'aquilone non genera più elettricità. Uno dei due cavi viene mollato, l'aquilone si impenna, non offre più resistenza al vento e viene riabbassato: "Per recuperarlo, consumiamo il 15% dell'energia generata in ascesa". Il passo successivo è immaginare una serie di questi yo-yo che funzionano insieme. "Basterebbe tenerli distanti 70-80 metri l'uno dall'altro - dice Milanese - mentre le turbine devono essere separate da più di 300 metri". Questo significa che, invece di avere decine e decine di torri eoliche ad ingombrare il paesaggio, per generare la stessa quantità di energia basterebbero alti e invisibili aquiloni che, a terra, non occuperebbero più spazio di una normale centrale elettrica.

Tutto questo, comunque, per ora è sulla carta. KiteGen, finora, ha solo fatto volare il prototipo, generando, in tutto 2,5 kilowatt. "Ma - assicura Milanese - il prototipo ha rispettato le simulazioni del computer e questo ci rende fiduciosi sul fatto che anche le altre simulazioni siano realistiche". E questo spinge Milanese a pensare in grande. Ad esempio, ad un altro attrezzo per bambini: una giostra. Se si montassero 200 aquiloni su un anello, che la forza del vento fa ruotare, questo movimento potrebbe generare energia con una potenza di 1.000 megawatt, quanto una media centrale nucleare. Occupando, sul terreno, non più di un cerchio del diametro di 1.500 metri. Al costo, calcola Milanese, di 5-600 milioni di euro, un sesto di quanto costi, oggi, una centrale atomica. L'energia prodotta dalla giostra KiteGen sarebbe, infatti, più intermittente di quella nucleare, ma anche assai meno cara. Se la scala fosse davvero di mille megawatt, un kilowattora, secondo i calcoli di Milanese, costerebbe solo un centesimo di euro, un terzo di quanto costa, oggi, l'energia più economica, il carbone. Tutto così semplice? Con le energie alternative, sognare sulla carta è facile. Il responso finale, poi, come direbbe il vecchio Dylan, "soffia nel vento".
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Di Amministratore (del 12/06/2008 @ 07:57:16, in Menifestazioni ed eventi, linkato 1548 volte)
Venerdì 13 giugno 2008 alle ore 20.30 presso la sala Ruffini della Comunità Montana Alto Sebino si terrà una discussione pubblica sul progetto preliminare presentato da AlpiEnergie srl per la costruzione di un impianto di generazione e pompaggio puro realizzato tra le località Cerete, S.Rocco, Greno e versante sovrastante, all’interno del Comune di Solto Collina.
Conduce la serata la giornalista Paola Cominelli
- presentazione del progetto AlpiEnergie srl
ing. Dario Castelletti
- valutazioni del Comune di Solto Collina Sindaco Rosemma Boieri, geologo Luigi Salvetti
- valutazioni del circolo Legambiente Alto Sebino
geologo Duilio Guizzetti, ing. Roberto Carrara

Sono stati invitati tutti i sindaci dei Comuni dell’alto Sebino, sarà presente anche un funzionario del settore acque della provincia di Bergamo.
E’ auspicabile la presenza di molti cittadini, per ribadire il nostro fermo no alla realizzazione di questo progetto perché oltre a non avere alcun carattere d’urgenza, rappresenta una minaccia all’ambiente dell’alto Sebino ed in particolar modo all’eco-sistema dell’altopiano di Cerete e della zona lacuale di Grè già sottoposta a numerosi vincoli ambientali.

Nei prossimi giorni, sempre sul nostro sito, presenteremo un’ampia relazione sulla serata.
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