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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Ciao Orobiani

Dunque la riunione che porterà alla formazione del Coordinamento di Tutela delle Orobie ci ha detto che il parco delle Orobie ha espresso un parere preliminare, tecnico, non certamente a favore del previsto scempio nelle nostre aree montane. Il parere lo trovate sul sito della FAB e ve lo allego per comodità, ovviamente io per primo fatico a districarmi nel burocratese, ma é evidente una cosa da queste pagine: i comuni non possono pensare di farla franca senza presentare progetti seri di impatto paesaggistico, ambientale, di fattibilità geologica.

A titolo personale invito ed esorto a far girare questo documento e a far sapere di questo primo "goal" messo a segno. La partita é lunghissima e noi non siamo forti come "loro" ma a questo punto il Parco delle Orobie sarà il nostro tramite con i "loro" che mostrano poco volentieri la faccia. Ricordiamoci che l'indifferenza di molti non é perché siano d'accordo con questo progetto, ma perché la cultura dei paesi di montagna é una cultura di paura, paura dettata dall'ignoranza dei fatti. Bisogna far conoscere le cose e usare gli strumenti che la Democrazia ci offre: certo, una Democrazia in gravi condizioni di salute, quella italiana, ma siamo pur sempre qui a scambiarci idee e a creare iniziative.

Rimarco con tristezza la posizione del CAI di Bergamo e il silenzio ufficiale dei altri CAI locali. E' evidente che il Club Alpino Italiano non merita il ruolo chiave che ha nella "gestione" della montagna. Di Ponzio Pilato ne abbiamo già avuti troppi: sarebbe tempo di riflettere sul senso che ha questa organizzazione (dal livello provinciale in su) nonostante il presidente nazionale, Salsa, abbia espresso chiaramente l'esortazione affinché iL CAI non faccia sempre da sponda a questi scellerati progetti.

Infine. Spero sempre, idealisticamente, di poterci sedere a chiaccherare di questo "sviluppo" proprio con questi misteriosi "loro", per fargli capire che esiste un'economia alternativa che può permettere la sopravvivenza (in senso ampio) di tutti noi che viviamo in montagna. E di non vedere più come ieri, che a Castione della Presolana é stato impedito a Legambiente di esporre un banchetto: questi segni di nervosismo tradiscono solo ignoranza, e l'ignoranza é il grande nemico. Dovrebbe essere un reato penale l'ignoranza!

Venerdì ero a fare un'escursione nelle alte terre e a fare fotografie per un racconto da scrivere. Un'intera giornata di "sudore", poi il resto, per guadagnare il giusto. Mentre ero lì sapevo di essere fortunato e privilegiato per aver ricevuto un'educazione nella quale prima vengono questi valori, e poi caso mai l'accumulo fine a se stesso delle ricchezze materiali: educazione che non mi ha fatto perseguire mestieri "vantaggiosi" ma mestieri da fare con amore. Ogni volta so che la ricchezza che accumulo nello spirito e nella mente non ha prezzo.

QUESTA E' LA RIVOLUZIONE DA FARE. Ricordiamolo, agli "amici" del "progetto di sviluppo": nell'aldilà, qualsiasi esso sia, la Porsche e gli yacht, non possono essere "esportati."

In allegato: Parere Parco delle Orobie allegato

Gioia e Bellezza a tutti Davide Sapienza www.davidesapienza.net

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Di Amministratore (del 18/06/2008 @ 00:05:56, in Discorsi 'speciali ' sulle politiche ambientali, linkato 1295 volte)
Sempre più diffusi i distributori per comprare caffè, pasta, latte e detersivi alla spina

Roma, 16 giugno – Basta carrelli pieni di bottiglie, scatole, pacchetti e sacchetti, si torna ai prodotti sfusi.
Acquistare "alla spina" permetterà agli italiani di risparmiare e garantirà un maggiore rispetto dell'ambiente. Meglio se ci si presenta ai distributori o ai punti vendita muniti di contenitori biodegradabili, ma, in ogni caso, la drastica riduzione di cartoni, scatole e scatolette sarà positiva per le tasche e per l'ambiente.
La rivoluzione della spesa alla spina è partita dal Piemonte: la Regione ha promosso nel 2006 un progetto di vendita di detersivi sfusi. Il Lazio ha seguito l'esempio e, a poco a poco, questa pratica virtuosa si è diffusa in tutto il Centro-Nord e in parte anche al Sud.
Nei giorni scorsi, in provincia di Latina e di Roma sono stati installati quattro nuovi punti di distribuzione, che vanno a sommarsi ai quattro già attivi, presenti da due mesi.
I detersivi (lavapiatti, ammorbidente, bucato e lana) possono essere acquistati con il metodo del fai da te: si prende un contenitore (ne esistono da uno, due e tre litri) che ha già incollata l'etichetta del prodotto che si vuole comprare, lo si posizione sotto la macchina erogatrice, si preme il pulsante e poi si chiude la confezione con l'apposito tappo.
La volta dopo basterà tornare con il flacone vuoto e riempirlo. E su ogni distributore è installato un calcolatore del risparmio ambientale.
Negli Ecopoint Crai, 14 in italia, 100 entro la fine dell'anno, si possono acquistare sfusi, direttamente da pratici dispenser, anche pasta, riso, cereali, legumi, frutta secca, caffè, spezie, caramelle.
Basta tirare una leva e riempire, con la quantità desiderata, sacchetti biodegradabili distribuiti dall'erogatore, che possono essere riutilizzati o buttati ma senza impatto ambientale.
I dispenser si stanno diffondendo rapidamente e presto saranno introdotti anche nella grande e media distribuzione pugliese, ipermercati e supermercati. Nel corso di una riunione tecnica della presidenza della Regione Puglia con Confcommerco, Unimpresa, Consulta consumatori, Legacoop, Istituto pugliese consumo, Federdistribuzione, Lega Consumatori, Federcommercio, Camera di Commercio e Anci-Upi , si è deciso infatti di sviluppare un programma comune per impostare una campagna di distribuzione dei prodotti per ridurre gli imballaggi, proprio come avviene in Piemonte.
La rivoluzione della spesa, infine, ha coinvolto anche il latte: in Italia ci sono 642 distributori automatici di latte crudo non pastorizzato dislocati in 63 province, all'esterno delle aziende agricole o davanti a supermercati, scuole e bar.
Si porta la propria bottiglia di vetro e la si riempie: il costo è di 1 euro al litro.
Il latte crudo dura due giorni, 4-5 giorni se bollito. Se ne può acquistare anche meno di un litro, a seconda delle monete infilate nel distributore (50 centesimi per mezzo litro, 20 centesimi per 20 cc e così via).
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Di Amministratore (del 14/06/2008 @ 11:07:09, in Menifestazioni ed eventi, linkato 1702 volte)
http://www.lakeiseo.eu/esmate/problema_energia.html
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Il problema dei problemi: il problema energetico

Proviamo a immaginare la nostra società senza energia, non sarebbe possibile. L'energia si identifica con la nostra economia e con la nostra società.
L'energia "è" la nostra economia, l'energia "è" la nostra società.
L'energia crea e mantiene vivo il nostro organismo sociale.
Senza energia saremmo tutti degli zombie, saremmo tutti come morti.
Infatti la nostra società economica, politica e militare utilizza l'energia per generare ricchezza, in una parola: "trasforma l'energia Umana e Materiale in ricchezza", in prodotto interno lordo.
L'energia, frutto delle fonti energetiche, è una risorsa insostituibile, nel senso che l'energia è sempre una e una sola, al di là delle diverse fonti materiali che la generano.
Tutte le altre risorse e materie prime sono di fatto sostituibili tra di loro.
L'energia si può usare una sola volta, poi non c'è più, al massimo si può accumulare, come succede con le batterie.
Ecco perché, per questa "strana" proprietà, l'energia non è riutilizzabile né riciclabile.
Data la enorme importanza dell'energia per la nostra società, pensiamo, anzi siamo "certi" che gli studi sulla disponibilità di energia siano numerosi, approfonditi e indipendenti.
Perciò è d'obbligo chiedersi chi raccoglie i dati statistici sulle fonti energetiche.
Ci sono alcune agenzie governative - due americane, una OCSE e una dell'OPEC ossia dei paesi produttori di petrolio, e una soltanto indipendente.
Così veniamo a scoprire un fatto sensazionale: non sappiamo in alcun modo se i dati comunicati e raccolti dalle agenzie energetiche siano "veri e affidabili".
La prima questione è proprio quella della veridicità e affidabilità dei dati energetici.
E' assai singolare che qualsiasi fattore socio-economico sia analizzato dettagliatamente, mentre le fonti energetiche, essenziali e così indispensabili per la nostra società, non abbiano che pochi centri di ricerca e di indagine pubblici o pubblicamente noti.
Probabilmente ce ne sono di ignoti, ma questo non lo sappiamo.

- Per il Petrolio e il Gas, ci sono due importanti pubblicazioni: "Oil and gas journal" e "World Oil", che chiedono i dati ai governi ed i governi gli passano i dati più convenienti per loro.
- Per il Carbone, le fonti sono praticamente le stese di Petrolio e Gas.
- Per l'Uranio, la situazione è ancora più insoddisfacente, poiché le informazioni sull'uranio sono coperte dal segreto militare.

Le Agenzie di ricerca sulle fonti energetiche sono le seguenti:
1- IEA (International Energy Agency) costituita da 26 nazioni del Gruppo OCSE www.worldenergyoutlook.org che ogni anno pubblica un voluminoso rapporto sull'energia, influenzati dalle scelte energetiche e dalle pressioni delle multinazionali dell'energia poiché certi errori scientifici e metodologici non sono giustificabili altrimenti.

2- EIA (Energy Information Agency) agenzia del governo statunitense www.eia.doe.gov che pubblica ogni anno il rapporto internazionale "International Energy Outlook" e uno focalizzato sugli Usa.

3- USGS (United States Geological Survey) www.usgs.gov è un ente governativo statunitense che calcola la quantità di combustibili fossili che ci sono sulla terra.

4- OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries) www.opec.org è l'organizzazione dei paesi produttori ed esportatori di petrolio che produce una valutazione indipendente delle riserve di combustibili fossili, in particolare quelle dei paesi arabi.

5- ASPO (Association for the Study of Peack Oil & Gas) è una associazione formata da scienziati indipendenti, tra cui molti geologi che hanno lavorato per la compagnie petrolifere che raccoglie un centinaio di studiosi di 14 paesi www.peakoil.net

I rapporti di IEA, EIA, USGS sono praticamente gli stessi e insieme ai rapporti dell'OPEC tendono a sopravvalutare le riserve/risorse. Solo le valutazioni di ASPO appaiono più accurate e precise perché questi scienziati non subiscono pressioni esterne o ne subiscono in minima parte.

L'altra domanda è: quale è la disponibilità di risorse energetiche primarie, come idrocarburi, carbone e uranio e quando potrebbero calare, ovvero quale sarà il loro picco?
Innanzitutto occorre precisare il significato di due parole: riserve e risorse.
Le "riserve" sono la quantità di idrocarburi che si potranno estrarre dai giacimenti già scoperti.
Le "risorse" sono la quantità di idrocarburi che si potranno sfruttar in futuro o estrarre dai nuovi giacimenti che si scopriranno.
Il picco del petrolio potrebbe essere tra il 2010 e il 2020, anno calcolato con le previsioni più ottimistiche. Ma qualcuno dice che già dal 2005 è in calo e questo sarebbe la vera causa dell'impennata incredibile dei prezzi petroliferi.
Il picco del gas potrebbe essere tra il 2025 e il 2030.
Il picco del carbone potrebbe essere tra il 2020 e il 2040.
Le valutazioni sull'uranio sono molto difficile perché i dati noti sono del tutto inattendibili.
Il picco dell'uranio potrebbe essere tra il 2015 e il 2035.
Si ipotizza che nel 2020 non ci sarà abbastanza uranio per i reattori esistenti, come sostenuto dalla IEA, perché l'uranio è molto scarso. Perciò c'è chi spera di trovarlo su Marte o su altri pianeti.
Inoltre la costruzione di una centrale è di circa 20 anni.
Gli Stati Uniti da 30 anni non ne costruiscono più, perché il nucleare non è economico ed è troppo pericoloso. Un pala eolica si mette in funzione in una settimana e con una competenza e un costo minimi si può manutenere nel tempo producendo energia, poca ma pur sempre energia!

Senza le risorse idroelettriche e senza le fonti alternative agli idrocarburi, al carbone e all'uranio, il probabile picco globale dell'energia potrebbe essere intorno al 2025, e con esso il probabile fallimento della società globale e globalizzata in cui viviamo, se non saremo in grado di trovare le medicine giuste per guarire da questa malattia, mortale come un cancro che ci sta dilaniando.

Inoltre sono noti i problemi delle materie prime energetiche non riciclabili:
- i paesi produttori sono situati in aree instabili o appositamente destabilizzate dai paesi sfruttatori delle loro risorse. - la loro distribuzione è assai diseguale sulla terra.
- sono assai elevati i costi di produzione, trasporto e distribuzione. Per l'uranio il costo del kilowattora arriva a 3/4 volte quello prodotto per i costi di costruzione, gestione, combustibile, per le misure sanitarie e di sicurezza, il costo dei depositi delle scorie, ecc.

Occorre valutare anche la crescita demografica che richiederà sempre più energia insieme a maggiori consumi. Inoltre non si può tralasciare di considerare i rapporti tra energia e cambiamenti climatici.
Quale soluzione è possibile per un problema tanto grave?
Tralasciamo soluzioni truffa o il miraggio del "carbone pulito", un po' come il sogno irrealizzabile "dell'acqua asciutta".
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La soluzione del problema è nel fabbisogno decrescente di energia.
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La ricetta è ridurre, razionalizzare e ottimizzare i consumi energetici e puntare su tutte le energie alternative e rinnovabili, comprese le maree, le biomasse e il letame.
Occorre decentrare la produzione di energia in piccole unità dislocate in ogni comune, come succede nel nuovo modello produttivo e di sviluppo economico dell'era digitale che trova il suo volano, il suo motore nella rete Internet e nella condivisione delle risorse informatiche e produttive attraverso il peer to peer - punto a punto, attraverso una struttura decentrata delle risorse, senza un luogo centrale da cui dipende la nostra vita. I blackout degli scorsi anni ce lo hanno insegnato.
Eppure stiamo faticando a capirlo e il livello politico sta solo procrastinando la soluzione, "confidando" soprattutto sulla tecnologia nucleare, che è una tecnologia soggetta al settore militare, dalle risorse limitate, dai costi enormi e dai problemi di sicurezza e di scorie che non si possono risolvere, ma solo ignorare finché non scoppia l'incidente che non si può nascondere.
In Svezia dal 2005 esiste una commissione che vuole ridurre la dipendenza dal petrolio ed eliminarla, entro il 2020, in tutti i settori, compresi i trasporti e il riscaldamento, in cui hanno rilanciato le caldaie a legna. Ma anche in Puglia si stanno attivando molte iniziative con energie alternative e riciclabili, il sole il vento e l'idrogeno, puntando a produrre mille megawatt con l'eolico, persino nei trasporti con l'idrometano e fondando la prima università al mondo, che si chiama H2U, per lo sfruttamento dell'idrogeno e delle energie alternative. Poi, sponsorizzata da Legambiente, nascerà a Brindisi una megacentrale fotovoltaica che fornirà energia a seimila famiglie con un investimento di 85 milioni di euro. Inoltre l'Europa finanzia, con 49 milioni di euro per il 2008, i progetti sostenibili per l'efficienza energetica in edilizia, attraverso il programma comunitario "Intelligent Energy Europe". Noi pensiamo che si debba dotare ogni edificio, ogni fabbrica, ogni casa, ogni ufficio, ogni macchina e ogni veicolo di energie alternative che abbassino in modo sostanziale il fabbisogno di energia da materie prime non riciclabili. Occorre scommettere sull'energia fati-da-te, sulla bioedilizia. In uno slogan: togli l'antenna e metti la pala o la padella solare! Come Archimede ci ha insegnato sin dall'antichità in Sicilia. Lui è stato il primo a trasformare il sole in energia. E questo è successo in Sicilia, un primato importante ma troppo dimenticato dagli italiani.
Senza tralasciare impianti più complessi e importanti, come quello proposto da Rubbia con il progetto del solare termodinamico nel deserto del Sahara.
Ma innanzitutto occorre cambiare la nostra testa, il modo di pensare e il nostro stile di vita.

Occorrono leggi edilizie e produttive che "impongano" l'uso di energie alternative e il risparmio energetico in ogni luogo e in ogni processo industriale, ad esempio separando le acque nere di fogna da quelle bianche ed usando l'acqua piovana, altrimenti diventeremo una società senza capo né coda: senza il capo dell'energia e senza la coda dei rifiuti.
Anche per i rifiuti la soluzione del problema sta nella minore produzione di rifiuti, nella loro separazione, produzione e raccolta differenziata, in modo da diminuire drasticamente la porzione di rifiuti non riciclabile.
Occorre pensarci, prima del collasso, prima dell'agonia incombente che già sta portando alla scelta di soluzioni belliche senza ritorno, come la guerra in Irak e in Afganistan o quella annunciata all'Iran, guerre dovute al problema dei problemi, il problema energetico, anche se non è esplicitamente detto.
Perché, se non ce ne siamo accorti, l'apocalisse è già iniziata, come attesta il petrolio che sta raggiungendo la quotazione di 150 dollari il barile e qualche economista ipotizza persino a 200 dollari. Questo è il segno finanziario che il picco del petrolio ha proprio iniziato la china discendente.

In questo contesto gravissimo, il progetto della centrale idroelettrica di Solto sembrerebbe positivo e utile, poiché utilizza una fonte riciclabile in natura, come l'acqua.

Ma il progetto ha bisogno di una stazione di pompaggio puro, che richiede più energia di quella che produce, consumandone oltre il 30 per cento.
Se è così, la centrale idroelettrica di Solto risulterebbe "del tutto inutile" anzi persino dannosa e controproducente, perché invece di contribuire a diminuire i consumi energetici, in realtà li innalza, puntando sui diversi costi dell'energia tra il giorno e la notte.
Se si vuole riutilizzare l'energia in surplus, prodotta di notte dalle centrali a ciclo continuo che non si possono fermare ma solo rallentare - centrali termoelettriche e soprattutto nucleari, basta raccoglierla in grandi accumulatori a sali fusi.

Così questo progetto risulta perciò meramente speculativo, perché si mira al profitto immediato, a scapito dell'ambiente che viene devastato per sempre e con costi di oltre 60 milioni di euro.
Non è un progetto utile alla soluzione del problema perché non realizza un risparmio energetico, non contribuisce al calo di emissioni di CO2 e soprattutto non utilizza fonti davvero alternative.
Inoltre questo impianto, con le sue condutture di circa un chilometro, la centrale di pompaggio e generazione, il lago di Esmate, andrebbe a rovinare in modo irreparabile un ambiente eccezionale come l'Alto Sebino, l'altopiano di Esmate e le fantastiche rocce del lago d'Iseo tra Castro e Riva di Solto. Un ambiente sottoposto a numerosi vincoli, dove vi è il progetto del Parco di interesse sovraccomunale, che speriamo possa diventare presto realtà ed estendersi, come parco regionale, a tutta la sponda occidentale del Sebino Bergamasco.
Qui vi sono le rocce e l'orrido dipinto da Leonardo da Vinci, luoghi "naturalmente" destinati a un turismo consapevole e responsabile, come in molti stanno fattivamente sostenendo e che andrebbe chiamato "riva degli innamorati" o "riviera dei pittori" e "golfo di Leonardo da Vinci" o "golfo della Madonna delle rocce".

Perciò occorre dire di No - e un No chiaro, senza tentennamenti - al progetto della centrale di pompaggio di Solto tra Grè ed Esmate. Certi titoli suggestivi, come "energia dal lago", rischiano di essere fumo negli occhi, seminando illusione e confusione e non ci aiutano ad affrontare in modo positivo e risolutivo il problema energetico.

Noi vogliamo uno sviluppo ragionato, a misura di uomo e di ambiente, perché dalla recessione attuale si passi alla riflessione e alle scelte industriali e sociali per una "economia ecologica" o eco-economia.

Per questo chiediamo a tutte le istituzioni del territorio di dire No al progetto di Alpienergie, No al lago di Esmate e No alla centrale di pompaggio di Grè.

Sì, invece, ai progetti di risparmio energetico e di uso delle fonti alternative e riciclabili in natura.

Peccato che questo dibattito non si sia potuto svolgere a Solto, forse perché a Solto non c'è uno spazio adeguato, mancando un salone per manifestazioni pubbliche come questa.
Comunque, confidiamo che le osservazioni motivate ed esposte chiaramente dall'amministrazione comunale di Solto contro il progetto, diventino un No condiviso da tutti gli altri enti istituzionali e soprattutto dalla Regione e da tutta la popolazione.

Perciò chiediamo ad Alpienergie, che ha accettato di confrontarsi e di esporre pubblicamente il progetto, di ripensarci e di ritirarlo, senza attendere l'iter amministrativo, per presentare altri progetti più adeguati e davvero alternativi alle fonti convenzionali e alle vecchie logiche del mercato.

Lega Ambiente Alto Sebino con i suoi amici e sostenitori sta operando per evitare la morte del nostro lago, per difendere, riqualificare e recuperare il nostro ambiente, per diffondere una cultura di rispetto delle persone e della natura. Questa è la civiltà e lo sviluppo che vorremmo costruire.
A loro va il nostro grazie per tutto quanto stanno facendo e per questa serata di discussione e confronto.
Ma le istituzioni sono chiamate a impegnarsi e a fare di più per il risparmio energetico, a non disinteressarsi della questione che ci riguarda proprio tutti e che è una questione strategica per la nostra società.

Con oltre 60 milioni di euro si potrebbe dare energia rinnovabile a 6 mila abitazioni e a circa 20 mila abitanti. Pensiamoci!

E usiamo la fantasia per colorare il nostro lago di nuova vita, per conservarlo e preservarlo dall'inquinamento edilizio e industriale, dell'aria e degli scarichi fognari che, insieme al lago, stanno uccidendo lentamente anche noi, la nostra vita e il nostro futuro.

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NO AL LAGO DI ESMATE - NO ALLA CENTRALE ELETTRICA DI GRE'
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PER LA COLLINA DI SOLTO e IL PARCO DEL SEBINO BERGAMASCO
13-06-2008
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Di Amministratore (del 13/06/2008 @ 12:37:39, in Discorsi 'speciali ' sulle politiche ambientali, linkato 1262 volte)
Obiettivo del progetto italiano KiteGen è produrre quanto un generatore atomico Con 200 aquiloni su un anello ruotante si avrebbe una potenza di mille megawatt
Una centrale elettrica ad aquiloni l'ultima sfida all'energia nucleare Il sistema funziona a un'altezza di 800-1000 metri dal suolo

CHIERI (Torino) - Se avete mai usato un aquilone, avete sentito quanto il vento tira sulle mani. Più è grande, più tira.
Come vi spiegherà qualsiasi amante di kite surfing, possono far volare anche gli uomini. "Anzi - dice Massimo Ippolito, kite surfer per hobby - li costruiscono inefficienti apposta, altrimenti ti porterebbero via". Più in alto arrivano, più forte tirano.

A questo punto non è più un gioco per bambini e neanche uno sport. E' un'occasione: le forze, in natura, non si sprecano. Soprattutto, se si possono usare per generare elettricità. Forse ci voleva l'incontro fra un kite surfer come Ippolito e un appassionato di vela, come Mario Milanese, docente al Politecnico di Torino, perché scattasse l'idea di rivoluzionare dalle fondamenta il modo di produrre energia eolica.

Il fatto che il primo abbia un'azienda di sistemi automatizzati e il secondo insegni Controlli automatici all'università ha solo fornito gli strumenti per dare la scalata ad un obiettivo, a prima vista, impossibile:
produrre tanta energia elettrica quanto una centrale nucleare, solo grazie al vento. Partendo non dalle gigantesche eliche delle turbine che ormai si costruiscono un po' dappertutto, ma dagli aquiloni dei bambini.

KiteGen, come si chiama il progetto a cui lavorano Milanese ed Ippolito, non è l'unico nel mondo a puntare in questa direzione, ma è anche uno dei rarissimi casi in cui l'Italia, che le energie rinnovabili, normalmente, si limita a comprarle, è alla frontiera della ricerca. All'idea del vento dagli aquiloni lavorano anche, infatti, almeno altri due gruppi, in Olanda e in California.

E' una guerra di brevetti. Perché, se gli esperimenti confermeranno le prime verifiche e i primi risultati dei prototipi, è come mettere le mani su una sorta di pietra filosofale, capace di scavalcare le debolezze più vistose dell'energia eolica e, in generale, delle energie alternative: costose, si dice, ingombranti, incostanti, troppo poco potenti. Dalla parte degli aquilonisti, c'è, anzitutto, il vento. Quanto forte soffia, per cominciare.

A 80 metri di altitudine (l'altezza normale di una turbina) il vento spira, in media, nel mondo, a 4,6 metri al secondo, un po' più di 16 chilometri l'ora. E' un primo problema. Sotto i 4 metri al secondo, infatti, le turbine, normalmente, vengono spente, perché diventano antieconomiche. Il Texas occidentale - dove l'Enel ha appena varato una centrale eolica con 21 turbine - è un'area ricercatissima, perché il vento soffia in media a 7-8 metri al secondo (un po' meno di 30 chilometri l'ora), che viene definita una velocità ottimale. Ora, a 800 metri di altitudine, il vento soffia, in media, nel mondo, a 7,2 metri al secondo. La velocità ottimale. E un parametro cruciale, perché, spiegano i manuali di fisica, l'energia che si può ottenere dal vento aumenta in modo esponenziale con la sua velocità. "A mille metri di altezza - dice Milanese - l'energia che puoi ottenere è otto volte quella disponibile a livello del suolo".

Il secondo problema del vento è che, in molti posti, non c'è sempre o, semplicemente non ce n'è. A De Bilt, in Olanda, che è un posto ventoso, le turbine funzionano 3 mila ore l'anno, in pratica un giorno su tre. A Linate, nessuno installa turbine, perché il vento è zero. Ma chi l'ha detto che la pianura padana è senza vento? Basta andare a 800 metri d'altezza: c'è vento per 3 mila ore l'anno, quanto a De Bilt per le turbine. E, nel cielo sopra De Bilt, si arriva a 6.500 ore, più di due giorni su tre. A Cagliari, si passa da 2.800 a 5 mila ore. Di vento, insomma, ce n'è molto di più di quanto si possa pensare sulla base dell'industria eolica attuale. Ma come catturarlo? "Con lo yo-yo" rispondono Milanese e Ippolito: un aquilone che sale e scende nel cielo.

In un capannone di Chieri, alle porte di Torino, l'aquilone elettrico dispiegato non è altro che un normale kite per il surfing. Assicurato a due leggeri cavi, da 3 millimetri di diametro, lunghi 800 metri, l'aquilone si libra in volo, sostenuto dal vento. Srotolandosi, i cavi fanno girare due cilindri ed è questa movimento che genera energia, come si carica una dinamo. Ma questa è la parte più facile. Da buon velista, Milanese spiega che una barca con il vento in poppa va meno veloce di una barca che lo prenda ad angolo acuto.

In termini scientifici, la potenza generabile dall'aquilone aumenta in funzione della velocità con cui si muove rispetto al vento. La parte importante del KiteGen è, infatti, il sistema di navigazione. Dei piccoli sensori, con rilevatori Gps, sono fissati sull'aquilone e collegati con un computer a terra che gestisce la navigazione dell'aquilone: un software manovra piccole trazioni sui cavi per assicurare che il kite proceda tracciando vorticosi 8 nel cielo. Grazie a queste scivolate d'ala, l'aquilone aumenta il suo differenziale di velocità rispetto al vento e, dunque, la potenza elettrica generabile. In pratica, l'aquilone si comporta come la striscia più esterna dell'elica di una turbina, senza dover far girare complicati ingranaggi: "Di fatto - dice Milanese - prendiamo la parte migliore di una turbina a vento e la mettiamo dove il vento è più forte".

Quando il cavo è tirato al massimo, l'aquilone non genera più elettricità. Uno dei due cavi viene mollato, l'aquilone si impenna, non offre più resistenza al vento e viene riabbassato: "Per recuperarlo, consumiamo il 15% dell'energia generata in ascesa". Il passo successivo è immaginare una serie di questi yo-yo che funzionano insieme. "Basterebbe tenerli distanti 70-80 metri l'uno dall'altro - dice Milanese - mentre le turbine devono essere separate da più di 300 metri". Questo significa che, invece di avere decine e decine di torri eoliche ad ingombrare il paesaggio, per generare la stessa quantità di energia basterebbero alti e invisibili aquiloni che, a terra, non occuperebbero più spazio di una normale centrale elettrica.

Tutto questo, comunque, per ora è sulla carta. KiteGen, finora, ha solo fatto volare il prototipo, generando, in tutto 2,5 kilowatt. "Ma - assicura Milanese - il prototipo ha rispettato le simulazioni del computer e questo ci rende fiduciosi sul fatto che anche le altre simulazioni siano realistiche". E questo spinge Milanese a pensare in grande. Ad esempio, ad un altro attrezzo per bambini: una giostra. Se si montassero 200 aquiloni su un anello, che la forza del vento fa ruotare, questo movimento potrebbe generare energia con una potenza di 1.000 megawatt, quanto una media centrale nucleare. Occupando, sul terreno, non più di un cerchio del diametro di 1.500 metri. Al costo, calcola Milanese, di 5-600 milioni di euro, un sesto di quanto costi, oggi, una centrale atomica. L'energia prodotta dalla giostra KiteGen sarebbe, infatti, più intermittente di quella nucleare, ma anche assai meno cara. Se la scala fosse davvero di mille megawatt, un kilowattora, secondo i calcoli di Milanese, costerebbe solo un centesimo di euro, un terzo di quanto costa, oggi, l'energia più economica, il carbone. Tutto così semplice? Con le energie alternative, sognare sulla carta è facile. Il responso finale, poi, come direbbe il vecchio Dylan, "soffia nel vento".
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Di Amministratore (del 12/06/2008 @ 07:57:16, in Menifestazioni ed eventi, linkato 1368 volte)
Venerdì 13 giugno 2008 alle ore 20.30 presso la sala Ruffini della Comunità Montana Alto Sebino si terrà una discussione pubblica sul progetto preliminare presentato da AlpiEnergie srl per la costruzione di un impianto di generazione e pompaggio puro realizzato tra le località Cerete, S.Rocco, Greno e versante sovrastante, all’interno del Comune di Solto Collina.
Conduce la serata la giornalista Paola Cominelli
- presentazione del progetto AlpiEnergie srl
ing. Dario Castelletti
- valutazioni del Comune di Solto Collina Sindaco Rosemma Boieri, geologo Luigi Salvetti
- valutazioni del circolo Legambiente Alto Sebino
geologo Duilio Guizzetti, ing. Roberto Carrara

Sono stati invitati tutti i sindaci dei Comuni dell’alto Sebino, sarà presente anche un funzionario del settore acque della provincia di Bergamo.
E’ auspicabile la presenza di molti cittadini, per ribadire il nostro fermo no alla realizzazione di questo progetto perché oltre a non avere alcun carattere d’urgenza, rappresenta una minaccia all’ambiente dell’alto Sebino ed in particolar modo all’eco-sistema dell’altopiano di Cerete e della zona lacuale di Grè già sottoposta a numerosi vincoli ambientali.

Nei prossimi giorni, sempre sul nostro sito, presenteremo un’ampia relazione sulla serata.
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Ben fatto!
20/03/2008 @ 10:05:43
Di Anonimo


Titolo
Sei favorevole alla proposta di ordinanze comunali per l'abolizione degli shopper di plastica?

 SI SICURAMENTE
 SI ma impraticabile
 FORSE
 NO sarebbe scomodo
 NO tanto li butto nella forra

Titolo
LEGAMBIENTE ALTO SEBINO Via Rocca 6. 24063 Castro -BG- 348 5411746 info@legambientealtosebino.org



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19/10/2017 @ 18:05:37
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