\\ Home Page : Articolo : Stampa
CamminAmare Liguria 2008, riflessioni dai Balzi Rossi
Di Amministratore (del 01/08/2008 @ 16:09:56, in Discorsi 'speciali ' sulle politiche ambientali, linkato 1349 volte)
Una brezza fresca e continua ci ha sospinto a ovest per 19 giorni di cammino sul litorale ligure. Ci siamo inoltrati nel paesaggio esercitando l’unica attività possibile per stabilire con il paesaggio stesso un rapporto di nuda relazione.
Abbiamo riempito le nostre giornate di passi, di sguardi attenti, di incontri. Siamo stati dei “conquistatori dell’inutile” a tempo pieno.
L’inutile è diventato per noi ogni giorno più utile, perché gli sguardi sui paesaggi hanno nutrito la nostra vita e la nostra anima.
Abbiamo cercato insistentemente l’anima del paesaggio. Ci siamo chiesti se c’è ancora un rapporto di conoscenza e d’amore fra le persone e i luoghi che abitano.
A vedere com’è ridotta buona parte del fronte mare della Liguria, sembrerebbe proprio che un rapporto millenario si sia spezzato; che i residenti - sono loro che ci interessano più che i turisti - non abbiano più nel paesaggio un prolungamento della loro casa ma tanti non-luoghi, spazi anonimi, senz’anima.
Quale futuro se il paesaggio non è più riconoscibile, se il passato è stato annientato dal cemento, dai progetti di waterfront, dalla realizzazione di nuovi porticcioli turistici, dalla progressiva sottrazione degli spazi pubblici con il prevalente intento di far soldi?
Siamo partiti da Carrara consapevoli che giorno dopo giorno non avremmo contributo all’innalzamento del pil, ma di certo avremmo fatto salire la qualità della nostra vita e della vita di tutti quelli che hanno raccolto il nostro invito a unirsi.
Abbiamo dato 56 appuntamenti in altrettante stazioni ferroviarie fra Carrara e Ventimiglia, e abbiamo accolto decine di persone disposte a condividere con noi la spietata durezza di un paesaggio che il più delle volte è stato sottratto alla natura e all’uomo per essere consegnato nelle mani e nelle banche degli speculatori.
Svenduto, regalato, fatto a pezzi, il litorale della Liguria non è più dei liguri. Gli amministratori solo eccezionalmente lo amministrano per il bene comune, il più delle volte sono solo strumenti funzionali agli interessi di individui e società che sono tanto più potenti quanto più sono poveri e privi di fantasia e di lungimiranza.
Un’eccezione? Ci può essere bello nel nuovo? Sì, ci può e ci dovrebbe sempre essere. L’uso ciclopedonale della ex linea ferroviaria arretrata nel ponente ligure ci è parso un esempio che va in questa direzione.
Poche decine di chilometri già ne fanno la pista per il turismo lento più lunga del Mediterraneo. E questo ci fa capire che i nostri mali sono comuni a quelli degli altri paesi del ricco occidente.
Il nostro viaggio genera un progetto ancora più grande: un Sentiero Mare da un capo all’altro della Liguria, da Bocca di Magra ai Balzi Rossi di Ventimiglia.
Un sentiero di oltre 400 chilometri che, se e quando arriverà, darà una nuova immagine turistica a questa regione e costituirà un forte richiamo per attraversare la Liguria a 3 chilometri l’ora dall’autunno all’inverno, alla primavera. Un progetto che non toglie niente al turismo della tintarella e che aggiunge semmai la Liguria autentica, fatta di valli strette, di silenzio, di faticosa agricoltura, di borghi dalle case rosse e di antiche vie romane.
Camminando abbiamo rafforzato la convinzione che conoscenza significa appartenenza, e appartenenza vuol dire opposizione ai progetti insensati.
Abbiamo eletto Vado Ligure a luogo esemplare, perché racchiude i problemi più drammatici e l’opposizione che più ci piace.
Una centrale a carbone fra le case che uccide e un incombente e drammatico progetto di piattaforma per container grande come 36 campi di calcio di serie A, che toglierebbe ai vadesi quel po’ di mare che a loro resta e a cui sembra non abbiano più diritto.
Nonostante una consultazione popolare abbia bocciato il folle progetto della piattaforma Maersk, pare che l’ennesimo dramma si consumerà.
I vadesi però ci sono ancora e ci hanno mostrato la loro appartenenza e la loro determinazione e al contempo la gioia e l’energia positiva per una protesta che andrà avanti.
Si può combattere col sorriso sulle labbra e forse si ottengono i risultati migliori.
Abbiamo vissuto in strada, attraversando palmo a palmo lo spazio unico e fragile dove due mondi s’incontrano. La terra e il mare. Una terra che non è più terra naturale ma la somma di oltre mezzo secolo di lavori in corso e perciò di un continuo e progressivo processo di artificializzazione. Lasciando il mare e salendo le crose fra le terrazze a vite e ulivo, sfiorando muri a secco e incontrando anziani contadini con la zappa in mano, abbiamo ritrovato la Liguria, quella ripida della prima collina.
Quel paesaggio che ha generato il carattere dei liguri, chiuso, diffidente, ostile, scontroso. Abbiamo visto dall’alto i colori del mare, quelli che Claude Monet scopriva dalla collina di Bordighera.
Quelli che, quando sono autentici, hanno il turchese e il fondo scuro della Posidonia. A questa pianta endemica del Mediterraneo, che esercita un’azione di protezione della linea di costa dall’erosione, problema drammatico del litorale ligure, dedichiamo il nostro cammino.
La Posidonia è un bioindicatore della qualità delle acque marine costiere. C’e’ ancora, la natura resiste, continua a nutrirci e a sostenerci.
Nonostante tutto.
Riccardo Carnovalini